RELAZIONE Conte DEMETRIO CARLO FINOCOHIETT1 SULLA TJSTDTJ&irEÒXJL DEL LEO-IETO QUALE ERA RAPPRESENTATA ALL’ ESPOSIZIONE UNIVERSALE DI VIENNA , nel giugno 1873. S3SS$Ì arsa PC »';•? I » i ; • / l'-t ? r * yjiSOL* aJ.:' ( ■'*' ^ i ''■'ti $>xf* *£&&& %BBà ?-vi ;'lÌ ’ . ' : (&&&£■ l • lf T ',_ 4> <, ^ ' Tri" fi/ A «**- 7* '.' tfraufófirà *8n?bi-iks. À?u «£ 1 ^^‘r' '. VvL'V- J 0w*W%m- \ V- V. mm*z mmm MT 0 . mm MM zizm. mzm DELLA t INDUSTRIA DEL LEE.NO QUALE ERA RAPPRESENTATA NELL’ ESPOSIZIONE UNIVERSALE DI VIENNA del 1873 Il E LA ZI ONE DEL CONTE COMM. DEMETRIO CARLO F1NOCCH1ETTI Giurato all'Esposizione suddetta Vice-Governatore onorario di Palazzo e Mastro dolle Cerimonie di S. M. il Re d'Italia Socio Onorario della R. Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, e Socio corrispondente della R. Società economica dei Georgofili di Firenze, della Ligustica di Genova, delle Reali Accademie di Scienze di Napoli e di Palermo, di quella Archeologica di Parigi e di molte altre italiane e straniere. DICHIARAZIONE. La presente Relazione è stata pubblicata a cura del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, con diverse omissioni non consentite dal sottoscritto, il quale si propone renderle ben presto di pubblica ragione, inserendole in qualche Giornale accreditato di questa città, desiderando che la sua Relazione sull’Industria del legno, apparisca completa, e quale egli la dettò. R..O. Finoochlktti. RELAZIONE DEL Conte DEMETRIO CARLO FINOCCIIIETTI SULLA I^DTISTER/Ej^. jyE il lieo-uo quale era rappresentata ALL’ ESPOSIZIONE DI VIENNA DEL 1873 ■O00§§00«- L’industria del legno è forse una delle più antiche rivelazioni dell’ingegno dell’uomo costituito in civile consorzio. Dopo la pietra, il bronzo ed il ferro, io credo che il legno fosse la materia che più delle altre lavorarono i popoli primitivi per formarsi una abitazione, per crearsi uno strumento da lavoro o da altro domestico uso. E fede amplissima di ciò ne fanno le palafitte, le terramare, e le altre preistoriche stazioni, ove adesso gli archeologi vanno tuttogiorno ruminando e disotterrando preziose vestigio di lontanissime industrie umane. L’industria del legno generalmente fu destinata a corredare le abitazioni umane non solo di mobili, quanto di utensili. La storia di una tale industria è ricca specialmente dal lato, che si riferisce al lavoro artistico del legno, e siccome su quell’argomento, credo, di avere ormai pubblicato più di quanto forse non siasi detto e fatto fin qui ( J ), cosi parmi dover solo accennare quello che più strettamente si collega ai saggi di questa importantissima industria presentata dagli Italiani all’esposizione universale di Vienna del 1873. Colla qualifica, Industria del Legno, fu costituito il gruppo Vili della predetta esposizione; e venne diviso in dodici sezioni distinte, cioè: A. — Lavori di falegname da fabbrica (palchetti, pavimenti intarsiati, finestre, porte, ecc.); B. — Lavori di falegname da mobilia; (1) Vedi FmoccHiETTi: Delle industrie relative alle abitazioni umane. Tipi Pellas, 1848. — E Della scultura e tarsia in legno dagli antichi tempi ad oggi■ Notizie storico-monografiche. Tipi Barbèra , 1873. FinoccHiETii — Industria del legno. 1 C. — Prodotti di legno spaccato (botti, vagli, assicelle ecc.); D. — Filatura di legno, e prodotti della medesima; E. — Impiallacciature e lavori di tarsie ; F. — Merci buccherate e tornite ; G. — Lavori intagliati e scolpiti; H. — Lavori di sughero ; K. — Lavori di panieraio ; I. — Lavori verniciati e dorati ; L. —- Apparati e processi di lavori atti alla sunnominate industrie; M. — Statistica della produzione. Tutte queste sezioni erano rappresentate da 177 espositori, i quali però non tutti presentarono alle mostre i loro oggetti. Questo importantissimo gruppo fu forse, dopo il IV, uno dei più numerosi della esposizione, avendo avuto Nell’Impero Austriaco.Espositori 351 Nell’Impero Germanico. » 254 Nell’ Italia <. » 177 Nell’Ungheria. » 125 Nella Turchia. » 100 Nella Svizzera. » 69 Nella Russia. » 30 Nella Francia. » 27 Nell’ Inghilterra. » 26 Nel Belgio. » 25 Nella Rumenia. » 25 Nella Svezia. » 24 Nella Danimarca. » 22 Nella China. » 19 Nel Giappone. » 40 Nell’Olanda. » 10 Nell’Egitto. » 10 Nel Portogallo. » 12 Nella Persia. » 14 Nell’America del Nord. » 8 Nel Brasile. » 8 Nella Tunisia. » 8 Nella Norvegia. » 5 Nel Caucaso. » 5 Nella Grecia. » 5 1399 E tutti questi espositori insieme riuniti formarono il numero ben forte di 1399 come può facilmente rilevarsi dalla nota suindicata, e l’Italia fu per numero la terza nazione che maggiormente figurasse in questo gruppo. Le industrie relative al legno nelle precedenti esposizioni universali, erano state divise in varie classi ; nè so quali vantaggi si ebbero nel trovarsi a Vienna tutte riunite in un gruppo solo, e giudicate da un medesimo giurì. Varie, e non di poca importanza sono le accennate industrie ; ma siccome fra tutte predominano sempre quelle che hanno un carattere più artistico, quali sono la scultura e tarsia in legno, e la ebanisteria in generale, così l’attenzione del giurì fu da esse quasi esclusivamente assorbita e distratta. E tanto più i giurati dovettero occuparsi di tali speciali sezioni del gruppo, in quanto che le secondarie industrie del legno, come quelle del falegname, del panieraio e del tornitore erano miseramente rappresentate. Vi furono alcune nazioni, è vero, che spiegarono un gran progresso nelle ultime industrie, e specialmente in quelle del panieraio, colle quali formarono elegantissimi padiglioni, ma le industrie principali ebbero sempre la maggiore attenzione, come quelle che richiedono maggiori studi per essere convenientemente giudicate. Nè ciò fu davvero un benefizio, ma un vero e proprio danno ; conciossiachè certe modeste industrie del legno in varie provincie della nostra Italia costituiscono un ramo di commercio minuto che alimenta non poche popolazioni alpine, che avrebbero meritato certamente di essere meglio conosciute e considerate di quello che non lo furono nè a Vienna, nè in altre mostre universali. Meglio avrebbe dovuto apprezzarsi l’umiltà degli oggetti svariatissimi che servono agli usi più comuni delle famiglie, quali sarebbero le pale, le mestole, gli arcolai, i fusi, i frullini, le pepaiole, gli agorai, i cappelli di truciolo, gli stacci, e tanti altri minutissimi oggetti di faggio, che lavorano col coltello gli alpigiani del Casentino, della Garfagnana e di altre provincie d’Italia. Con savissimo intendimento erano stati inviati tutti questi ed altri lavoretti di umile legno all’esposizione di Vienna, e formavano una sezione a parte del gruppo Vili. Ma essendo lontanissimi dalle altre sezioni del proprio gruppo, avvenne che pochi videro quei poveri ma utili oggetti, e a mala pena i giurati poterono della loro importanza industriale farsi un concetto giusto e conveniente. Se invece la sezione di quelle minute industrie fosse stata tutta riunita, io sono persuaso che l’attenzione generale sarebbe stata da esse meritamente attirata, e il giurì avrebbe potuto meglio apprezzarne l’utilità e l’interesse. Delle 12 sezioni di cui era formato il gruppo Vili, tre sole furono assai convenientemente ordinate, abbenchè fosse stato accordato un soverchio spazio ad alcuni oggetti di splendida apparenza, ma che altro non erano se non che mobili di speculazione, fatti costruire espressamente per 4 illudere qualcheduno di quei troppo semplici facoltosi di estranee contrade , che ben di sovente abbagliati da certe esagerazioni artistiche li comprano nei magazzini di antichità, reputandoli forse reliquie preziose di qualche Benedetto da Maiano, o Giovanni da Verona. Ma il giurì non si lasciò illudere da quelle false apparenze, e seppe premiare il merito ove realmente esisteva, lasciando l’orpello nella debita incuranza. I 177 espositori italiani del gruppo Vili appartenevano alle seguenti provincie del Regno: Toscana.N° 32 Venezia.» 31 Lombardia.» 29 Emilia.» 21 Piemonte.» 16 Provincie Napoletane.» 16 Liguria.» 14 Roma .» 7 Umbria.» 7 Sicilia.» 2 Sardegna.» 2 N° 177 Il gruppo Vili ottenne dal giurì : Tre diplomi di onore ; Una medaglia del progresso ; Quattro dette del buon gusto; Quindici dette del merito ; Trentasei menzioni onorevoli ; In tutto 59 ricompense. Gli espositori premiati col diploma di onore appartennero uno alla Toscana, uno a Roma, uno a Venezia. Quelli che conseguirono medaglia di progresso e di buon gusto, appartennero uno a Milano, tre alla Toscana, uno all’Umbria. Le medaglie di merito furono destinate: N° 7 ad espositori della Toscana; » 2 » della Liguria; » 1 » di Lombardia; . » » 1 » di Sicilia; » 1 » di Roma; » 1 » dell’ Umbria; » 1 » della Venezia ; » 1 » del Piemonte. 5 Ebbero poi le menzioni onorevoli : IN 0 4 espositori di Napoli ; della Toscana ; della Liguria ; della Venezia; della Lombardia ; di Roma ; della Sardegna ; dell’Umbria ; dell’Emilia. Da questi quadri chiaramente risulta che l’Italia nel gruppo Vili sopra 477 espositori ebbe 59 premiati, cioè quasi il 37 per 0\0 : il che sembrami determinare un assai lusinghiero risultato per l’industria del legno in generale. Ma però l’esposizione di Vienna del 4873 ha realmente rivelato un progresso notevole in questa industria? Ciò non si potrebbe coscienziosamente affermare, e per la sola ragione che la vera industria del legno non fu che molto imperfettamente rappresentata in questa come nelle precedenti esposizioni universali. Molti espositori italiani, e specialmente quelli del gruppo Vili, ebbero sempre il gran torto di non formarsi una idea ben chiara dello scopo vero e reale delle grandi rassegne industriali. Queste furono sempre più considerate come un immenso bazar ove si presentavano maggiori probabilità di vendere con convenienza i prodotti, anziché come una vasta palestra ove le forze manifatturiere della nazione dovevano misurarsi, ove i confronti dovevano stabilire la maggior perfezione raggiunta tanto nell’eccellenza del lavoro, quanto nell’economia del prezzo ; ove infine doveva stabilirsi il vero progresso industriale delle nazioni, col dimostrare che il maggior comodo, la eleganza, e il buon prezzo erano stati raggiunti a benefizio di tutte le classi sociali. Qui invece come a Londra nel 4862, e a Parigi nel 4867, dovemmo notare una quantità ben grande di oggetti di lusso eseguiti per le classi privilegiate dalla fortuna ; una considerevole collezione di mobili destinati più al lusso che al comodo, e non erano sempre giustificabili i prezzi che si chiedevano di quei lavori. Dovemmo persuaderci che non sempre il buon gusto e la correttezza del disegno erano le doti principali di quei mobili, cui si era voluta dare l’impronta dell’arte, e che in generale difettavano, meno pochi, per una bella armonia nelle loro parti. Lamentammo non poche scorrettezze nello stile, e una soverchia profusione negli ornati, che soventi volte pregiudicano invece di crescer pregio e valore ad un mobile: e dovemmo inoltre convenire che la parte della ebanisteria era la più trascurata nei mobili di gran prezzo. Infine a lato di un gran numero di meriti industriali e di lavori pregevoli, riscontrammo in generale un gusto che poteva esser meglio diretto e la ricerca dello straordinario, anziché del vero bello. La moda del giorno è una tiranna che non sempre conviene lusingare, imperocché i suoi capricci sono sempre esagerazioni del vero buon gusto. Da un mezzo secolo a questa parte si è cercato d’imitare nei mobili lo stile di quasi tutte le epoche, cominciando dal gotico primitivo fino alle esagerate lindure del secolo Luigi XV. La fantasia di alcuni artisti concepì stupende cose in mezzo a grottesche frivolezze; - ideò strane figure, ornati fantastici, sagome barocche, ove al neo-greco era innestato il pompeiano e il bisantino:- e al gotico alemanno lo stile bramantesco. Si videro amalgamare ornati alle più dissennate forme di mobili copiati da tabernacoli, da pergami , perfino da facciate di chiese. Lo stile pompeiano, malamente tradotto, si vide anche in questa esposizione adattato a mobili, che sarebbero stati tanto più belli ed eleganti, se avessero avuto delle forme più comode e meno fragili, degli ornati più semplici, e di minor pretesa. I mobili italiani erano quasi tutti destinati a corredare abitazioni eminentemente signorili, e pochi erano adattati ad usi giornalieri. Vi erano letti artisticamente intagliati e di un valore altissimo, che tutti ammiravano, ma che nessuno comprava ; stipi grandiosi, tavole splendidamente intarsiate, cornici elegantissime, caminetti riccamente scolpiti, cofani di ogni maniera, ma sempre servibili per gente grandemente facoltosa. La bella, semplice ed elegante ebanisteria, quella che serve al decente corredo di ogni onesta abitazione cittadina, il mobile svelto, comodo e grazioso che si presta ad ogni uso giornaliero, e che seduce per il buon prezzo e 1’ utile novità della forma, mancavano totalmente nella sezione Italiana, e conveniva andarli a cercare nelle sezioni Inglesi, Francesi, Germaniche e specialmente Danesi. I soli mobili italiani di esclusivo uso comune erano le sempre festeggiate e bene accolte sedie leggiere di Chiavari. Il giurì le trovò sotto ogni rispetto meritevolissime di encomio e d’incoraggiamento. E di fatti furono tutte premiate e con maggior distinzione quelle che riunivano un modicissimo prezzo a solidità ed eleganza di forma. La manifattura delle sedie chiavarine è ormai conosciuta in tutte le parti del mondo civile, e come quella delle sedie e mobili di legno curvato del Thonét di Vienna è ricercatissima ovunque, e forma un importante ramo del commercio ligure. Ma di queste belle sedie dovrò parlare più distesamente quando toccherò più specialmente delle premiazioni. Dal fin qui detto parrai resultare che un vero e proprio progresso non fu avvertito nella manifattura dei mobili italiani, e di fatti, mentre per l’eccellenza dell’arte dell’intaglio e della tarsia furono dal giurì decretati tre diplomi di onore, e quattro medaglie di buon gusto ai mobili italiani, una sola medaglia di progresso venne accordata al milanese Rizzi per le sue tende di legno ad uso di persiane da finestre. E bene a ragione nes- sun’altra consimile medaglia fu conferita, imperocché con grande ram- 7 marico l’ebanisteria italiana brillava per la sua assenza. Nè credasi per questo che manchino in Italia buone fabbriche di mobili comuni. Tutt’altro. Come altre volte ebbi l’onore di fare avvertire 6), esistono grandiose fabbriche di mobili nella provincia di Milano, e specialmente nei comuni di Meda e Cantù, ove una colonia di egregi manifattori che da lungo tempo rivela la sua operosità, pone ogni cura nel fabbricare ottimi mobili per ogni classe di cittadini, provvedendo con quelli non solo le fabbriche milanesi, ma eziandio molte altre nazionali e straniere. L’industria della ebanisteria lombarda fu sempre considerata come una delle principali risorse di quella ricca provincia, e quantunque volte ebbero luogo mostre nazionali o provinciali, largamente dimostrò i suoi periodici progressi. Nella prima esposizione nazionale del 1861 a Firenze, quando per la prima volta le industrie italiane furono chiamate a rassegna generale, quando i manifattori italiani dalle Alpi al Lilibeo corsero sulle rive fiorite dell’Arno a darsi il fratellevole amplesso, che fu il primo cemento dell’unità politica italiana, in quella solenne e indimenticabile occasione, i fabbricanti milanesi comparvero colle loro belle mobilie, le quali andarono grandemente e giustamente elogiate e premiate. Nel 4871 poi, nella esposizione di Milano, si ebbe luogo di vedere una più splendida mostra dei mobili di quella industre provincia, e avendo avuto l’onore di appartenere al giurì che doveva giudicarne i meriti, potei convincermi che dal 1861 a quell’epoca vi era stato un notevole miglioramento nel gusto di quei mobili. Ciò però non stava a dimostrare che la supremazia milanese in quella importante industria potesse ovunque essere ugualmente sostenuta, e che quei mobili avessero raggiunta tutta la desiderabile perfezione, e che non si potesse far meglio. Quella manifattura è oltremodo apprezzabile sotto certi rapporti, ma non è scevra di vari difetti. - E per primo conviene notare quello dello stile tendente quasi sempre al barocco, che tanto nuoce al vero buon gusto. - Un altro difetto che fa d’uopo indicare è quello di curare più il nuovo, che il buono ed il bello. Nè credasi che sempre le nuovità siano buone, e molto meno belle. Le vere eleganti sagome dei mobili perdono sempre del loro pregio, quantunque volte per ascoltare le seduzioni della moda, se ne deturpano lo stile e le proporzioni. Le forme già riscontrate buone, utili e comode potranno modificarsi, perfezionarsi, ma per fare delle cose nuove non si potrà mai ammettere che si sbaglino le proporzioni, che si eseguiscono mobili con cassette imbottite all’esterno pregiudicando alla loro resistenza; che si formino letti con angoli acuti sporgenti ; che si pongano animali intagliati e aggettanti fra le gambe di una tavola da pranzo. Non potrà mai menarsi buono che vengano poste in non cale le regole della statica nei mobili specialmente grandiosi, e non potrà per conseguenza tollerarsi (1) Vedi Finocciiietti : Delle arti applicate all'Industria dei mobili. Milano tipi del Politecnico , 1863.— Delle industrie relative alle abitazioni umane. Tipografia Pellas, 1868. 8 e ritenersi come una buona innovazione, che una base sia più piccola, e non proporzionata alle parti superiori. Devesi poi raccomandare ai manifattori milanesi di risparmiare tanti inutili ornati nei mobili di uso più comune, ove la semplicità delle forme sarà sempre preferibile ad un modesto fregio mal collocato. Con gli elementi di prosperità che gode una tale industria lombarda, e dopo gl’incoraggiamenti avuti nella rammentata mostra milanese, era supponibile che essa dovesse esser meglio rappresentata sulle rive del Danubio. Non era questa la prima volta che le manifatture lombarde comparivano alle mostre Viennesi; ma allora vi erano chiamate per aggiungere splendore alla Corona industriale Austriaca, mentre adesso vi erano invitate per far meglio rifulgere il nuovo serto manifatturiero Italiano. E per questo motivo appunto era giustificata la fiducia di veder largamente colà rappresentata l’ebanisteria lombarda, e di avere così una nuova riprova, che la intelligente operosità della nobile Milano non viene mai meno, e che nulla trascura per sempre più meritarsi il titolo di Capitale morale e industriale del nuovo Regno d’Italia. Ma invece pochi e non tutti apprezzabilissimi furono i saggi colà inviati, come a suo tempo sarà meglio detto. E lo stesso avvenne dei mobili del Piemonte, della Liguria, e di alcune provincie della Toscana, ove si fabbricano eccellenti mobili casalinghi, e dei quali non si vide neppure un saggio. Le fabbriche di Torino e di Biella producono elegantissime e solide sedie di ogni genere, e belle solide mobilie di uso comune, che vengono sparse per ogni parte d’Italia e della Svizzera. Neppure un saggio si trovò di quelle fabbriche, se vogliamo eccettuare qualche campione inviato dagli operosi Leverà, che mai mancano all’appello che viene fatto alle industrie nazionali. Ma quei campioni si referivano più a mobili di lusso, che di uso comune, e di quelli vi era troppa abbondanza per far sentire maggiormente la deficienza degli altri. Le belle mobilie che si fanno a Livorno, nell’agro Pisano e Lucchese, e nella culta Pistoia brillarono per la loro quasi totale assenza, giacché i saggi inviati da un espositore di Pistoia aveano il torto di una pretensione male intesa, cioè di voler dare un’impronta di lusso a mobili di uso comune, lo che tolse ad essi gran parte di pregio, e non dette agio al giurì di potersi fare un’idea giusta della ebanisteria di quella provincia, che pure è buona. Ma la strana idea di voler concorrere alle esposizioni universali soltanto colle produzioni straordinarie, e mai colle ordinarie, è un difetto che hanno sempre avuto i fabbricanti italiani, e vari esteri, e che malgrado tanti e ripetuti avvertimenti non hanno voluto abbandonare. Le esposizioni non debbono essere considerate un gran mercato di vendita, ma sibbene, lo ripeto anche una volta, una palestra nobilissima ove si debbono misurare le forze economiche delle nazioni; e una vasta 9 scuola per imparare quello che si può ottenere collo studio, onde rendere più belli, più utili e meno dispendiosi i prodotti delle proprie fabbriche. Di queste verità vorrei che se ne facesse una buona volta tesoro, e che la voce autorevole dei giurì internazionali non restasse « Vox clamanti in deserto ». L’Italia non fece conoscere a Vienna la sua capacità produttiva nella industria del legno, imperocché se avesse dovuto desumersi dai campioni spediti colà, sarebbe stata inferiore alle nazioni meno prospere. E invece, se havvi una industria che sempre abbia prosperato, specialmente per i bisogni interni del regno, questa senza dubbio è stata l’industria in questione. Nessuno ignora che non solo nelle grandi città, ma anche nelle più umili borgate italiane la maggior parte dei cittadini abitano case molto decentemente provviste di ogni genere di mobilie; le quali quasi esclusivamente provengono da opifici nazionali. Ad eccezione di pochi appartamenti signorili in qualche grande città ove incontransi mobili esteri, e specialmente derivanti dalla Francia, Inghilterra, Austria e Belgio, la pluralità delle masserizie più comuni è sempre somministrata da fabbricanti italiani. E non solo in Italia, ma nella Francia, nella Svizzera, nell’Illiria, nella Dalmazia, nella Grecia, in Egitto, nell’Algeria, e nelle altre coste Africane, moltissimi mobili provengono da fabbriche nostrane. I soli mobili di lusso e specialmente quelli intagliati, intarsiati e dorati vanno a corredare le ricche abitazioni di altre estere contrade, e in principal modo dell’Inghilterra, Russia ed America. Da qualche anno si fa un gran smercio pure colla intiera Germania, e maggiore forse sarebbe stalo per l’avvenire, se meglio la ebanisteria italiana fosse stata rappresentata nella esposizione di Vienna. Credo però che oramai molte fabbriche italiane di mobili comuni siano abbastanza conosciute all’estero, per non sentire grave pregiudizio, se non concorsero alla mostra di Vienna. Dal lato economico forse non scapiteranno, ma senza dubbio avrebbero molto guadagnato dal lato morale deH’amor proprio, se avessero coi loro bei prodotti fatto conoscere anche agli ignari, che questa sezione dell’industria del legno è benissimo coltivata in Italia. Eccellenti sono in gran parte i prodotti delle nostre fabbriche, che determinano un commercio florido ed attivo, come ci piace di meglio constatare, riproducendo le seguenti tavole d’esportazione, importazione e transito di mobili, durante gli anni 1867, 68, 69, 70, 71 e 72. Degli anni precedenti ne furono da me stesso indicate le risultanze in altra mia pubblicazione 0). (1) Vedi Fihocchietti: Delle industrie relative alle abitazioni umane. Firenze, tipografia Pellas, 1868. 10 TAVOLA d’importazione dei Mobili in Italia durante l’anno 1867. COMMERCIO SPECIALE DEL 1867 » DENOMINAZIONE Modi di trasporto VALORE e Via Via di mare TOTALE commer- PAESI DI PROVENIENZA di ciale Bandiera Bandiera terra nazionale estera chi!. chil. chil. chil. L.l,75ilch. Austria. 17 300 18 692 8 583 44 525 77 919 1 Francia. 14 456 9 822 14 888 39 166 68 541 c . ì Inghilterra . . . Semphci . Ro 8 ma> Prov . . . )) 1 947 5 924 7 871 13 774 5 419 998 777 7 194 12 590 - ! Svizzera. 10 203 )) )) 10 203 17 855 nor | Altri Paesi . . . 31 782 3 309 1 693 36 784 64 371 0 79 160 34 768 31 815 145 743 255 050 © « chil. chil. chil. chil. L.3,55ilch. Austria. 175 7 137 319 1 116 ’S A U 0 © 2 2 113 504 204 » 125 » 2 442 504 8 547 1 764 > ffl 1 Altri paesi . . . 9 992 79 5 10 576 35 266 u ^ 12 784 290 267 13 041 46 693 fi ► hD valore valore valore valore valore 3 5 © ri 2 3 Semphci Augtria . 3 121 4 116 16 317 23 554 23 554 "3 a ’p. § fod - ati i fnghX^a : : : 19 898 » 2 788 » 3 258 19 25 444 19 25 444 19 | » »“'• Ili^a » 1 300 )> 1 330 1 300 A 2 332 )) )) 2 332 2 322 fi H 3 « [ Ait - p“« • • • 2 923 )) )) 2 923 2 293 s o © 27 764 8 204 19 594 55 562 55 562 legno chil. chil. chil. chil. -3 L.4,50ilch. 73 D’ebani- ! Austria . 6 107 3 703 2 114 11 924 53 658 o steria 1 Altri paesi . . . 571 4 653 2 896 8 120 36 540 5 di ogni I Francia . 10 753 8 719 16 539 36 Oli 162 649 genere ( Inghilterra . . . 508 583 2 482 3 573 16 079 4 076 4 076 18 342 Dazio f Roma, Prov. . . 1 214 584 501 2 299 10 345 12 405 )) )) 12 405 55 823 31 558 18 242 28 608 78 408 353 436 11 TAVOLA d’Esportazione dei Mobili dall’Italia durante l’anno 1867. DENOMINAZIONE PAESI DI DESTINAZIONE COMMERCIO SPECIALE DEL 1867 Modi di trasporto Via di terra Via di mare Bandiera nazionale Bandiera estera VALORE commerciale Semplici Foderati D’ebanisteria di ogni genere Algeria. Austria. Egitto. Francia. Grecia. Inghilterra . . . Rep. Am. Mer. Roma, Prov. . . St. Un. d’Am. . Svizzera. Tunisi. Turchia . Altri paesi . . . chil. » 42 502 » 33 834 » » » 21 494 » 34 058 » » « chil. 3 642 360 1 316 9 449 3 600 1 526 1 000 975 1 520 » 3 883 180 2 051 chil. » 55 171 2 470 1 677 1 698 1 947 » » » » » 27 720 1 280 chil. 3 642 98 033 3 786 45 460 5 298 3 473 1 000 22 469 1 520 34 058 3 833 27 900 3 331 L.1,95 il eh. 7 102 191 164 7 383 88 647 10 331 6 772 1 950 43 815 2 964 66 413 7 572 54 405 6 495 IBI 888 30 002 91 963 253 853 495 013 Austria. 114 )) 5 018 5 132 L.3,80ilch. 19 502 Brasile. )) 630 )) 630 2 394 Egitto. » )) 2 638 2 638 10 024 Francia. )) 3 911 3 343 7 254 27 565 Grecia. )) 124 1 492 1 616 6 141 Am. Nord e Sud. )) 7 232 1 400 8 632 32 802 Russia. )) 990 815 1 805 6 859 Turchia e altri aesi. 890 4 422 1 533 1 845 26 010 1 004 17 309 16 239 34 552 131 297 Austria. 9 1 902 4 441 6 352 L.4,90 il eh 31 125 Brasile. )) 150 868 1 018 4 988 Egitto. )) 99 451 550 2 695 Francia. 83 2 173 8 066 10 322 50 578 Grecia. » 250 717 967 4 738 Inghilterra . . . )) 1 295 2 138 3 433 16 822 Antille e America Centrale. )) 385 300 685 3 356 Rep. Am. Mer. )) 3 374 1 320 4 694 23 001 Roma, Prov. . . 421 130 111 662 3 244 Russia. )) )) 3 618 3 618 17 728 Tunisi. )> 889 )) 889 4 356 Turchia . » 301 1 025 1 326 6 497 Altri paesi . . . 33 948 204 1 185 5 807 546 11 896 23 259 35 701 174 935 12 RIASSUNTO dell’Importazione ed Esportazione dei Mobili durante l’anno 1867. Importazione. Mobili di legno, comuni, intagliati, intarsiati, ecc. . . L. 255 050 Detti foderati, o non.» 46 693 Detti sottoposti a dazio convenzionale.» 55 562 Detti di ogni specie di ebanisteria.» 353 436 L. 710 741 Esportazione. Mobili di legno, comuni, intagliati, intarsiati, ecc. . . L. 495 013 Detti foderati.» 131 297 Detti di ogni specie di ebanisteria.» 174 935 i L. 801 245 Esportazione superiore in L. 90 504 TAVOLA del Transito dei Mobili in Italia durante l’anno 1867 DENOMINAZIONE s PAESI DI PROVENIENZA ENTRATA DENOMINAZIONE e PAESI DI DESTINAZIONE USCITA Modi di trasporto TOTALE VALORE commerciale Modi di trasporto TOTALE VALORE commerciale Via di terra Via di mare Via di terra Via di mare Bandiera nazionale Bandiera estera Bandiera nazionale Bandiera estera Mobìli (Austria. . . di legno ^Francia . . comuni, jRoma, Prov. semplici (Altri paesi. _ ... (Austria. . . e a )) » » )) )) 2 186 1 356 3 542 17 356 )) 14 167 814 14 981 73 407 275 462 )) 737 3 611 )) 2 259 2 139 4 398 21 550 )) )) » )) » 10 851 576 1 437 7 041 3 310 28 621 17 109 49 040 240 296 16 RIASSUNTO dell’Importazione ed Esportazione dei Mobili durante l’anno 1868 . Importazione. Mobili di legno, comuni, intagliati, intarsiati e semplici L. 242 216 Detti foderati.» 70 508 Detti sottoposti a dazio convenzionale.» 54 655 Detti di ogni genere di ebanisteria.» 358 484 L. 722 863 Esportazione. Mobili di legno, comuni, intagliati, intarsiati, semplici . L. 574 250 Detti foderati.» 131 642 Detti di ogni genere di ebanisteria.» 240 296 L. 946 188 Esportazione superiore in L. 223 325 Finocchietti — Industria del legno. TAVOLA del Transito dei Mobili in Italia durante l’anno 1868. \ io ENTRATA DENOMINAZIONE Mod i di trasporto VALORE Via di mare Via TOTALE com- PAESI DI PROVENIENZA di Bandiera Bandiera merciale terra nazionale osterà chil. chil. chil. chil. L. 1,75 il chil. Mobili / Austria . . 41 448 410 1 305 43 163 75 535 di legno comuni, J Francia . . 2 841 » » 2 841 4 972 semplici ( Altri paesi 15 383 » » 15 383 26 920 59 672 410 1 305 61 387 107 427 Detti foderati L. 3,50 il chil. ^ Paesi diver. 1 278 )) » 1 278 4 473 L. 4,50 il chil. 1 Austria . . 16 334 31 768 17 133 77 098 Detti d’ ebani- 1 Francia . . 2 569 37 )) 2 606 11 727 storia ) di ogni speoie J Svizzera. . 3 267 » » 3 267 14 702 ' Altri paesi 8 860 N 459 9 309 41 890 31 020 68 1 227 32 315 145 417 USCITA DENOMINAZIONE Modi di trasporto VALORE Via di mare TOTALE Via com- PAESI DI DESTINAZIONE di Bandiera Bandiera merciale terra nazionale estera chil. chil. chil. chil. L. 1,75 il chil. / Austria . . 33 102 » 19 271 52 373 91 653 Mobili di legno \ Egitto . . . )) 2 116 )) 2 116 3 703 comuni, j Francia. . 2 329 » » 2 329 4 076 semplici ^ Altri paesi 3 619 152 798 4 569 7 995 39 050 2 268 20 069 61 387 107 427 Detti foderati L. 2,50 il chil. | Paesi diver. 1 278 » » 1 278 4 473 L. 4,50 il chil. i Austria . . 14 792 » 3 810 18 602 83 709 Detti d’ebani- I Francia. . 3 802 » » 3 802 17 109 storia < di ogni ftpeoie j Grecia. . . » 76 1 083 1 159 5 216 | Altri paesi 1 431 7 321 » 8 752 39 383 20 025 7 397 4 893 32 315 145 417 18 TÀYOLA. d'importazione dei Mobili in Italia durante l’anno 1869. DENOMINAZIONE PAESI DI PROVENIENZA COMMERCIO SPECIALE DEL 1869 Modi di trasporto Via di terra Via di mare Bandiera nazionale Bandiera estera VALORE commerciale * «s ^<8 'd ’o § c *3 !§ '&* g a £ Semplici Dazio generale Foderati Dazio generale Foderati e semplici Dazio conven-i zionale Di legno curvato Dazio convenzionale D’ebanisteria di ogni specie Dazio generale Austria. . . . Francia . . . Inghilterra . Roma, Prov. Svizzera . . . Austria. . . . Francia . . . Roma, Prov. Svizzera . . . Zollverein. . Austria. . . Francia . . Inghilterra Svizzera . . Zollverein. Austria. Austria. . Belgio . . . Francia . . Inghilterra Roma, Prov Svizzera . . Zollverein . Altri paesi chil. chil. chil. chil. L.l,75ilch. 55 049 11 423 10 097 76 569 133 996 13 658 7 465 16 912 38 035 66 561 » 2 166 2 877 5 043 8 826 6 018 138 103 6 259 10 953 1 467 )) » 1 467 2 566 76 192 21 192 29 989 127 373 222 902 chil. chil. chil. chil. L.3,50ilch. 609 21 290 920 3 220 2 120 230 2 496 4 846 16 961 915 )) » 915 3 202 494 » )> 494 1 729 813 » » 813 2 846 4 951 251 2 786 7 988 27 958 valore valore valore valore valore 18 154 15 091 6 872 40 117 40 11 7 12 543 6 919 8 701 28 163 28 16 3 )) )) 2 884 2 884 2 88 4 2 675 )) )) 2 675 2 67 3 1 220 )) )) 1 220 1 220 34 592 22 010 18 457 75 059 75 059 chil. chil. chil. chil. L.l,75ilch. » )) 74 74 129 chil. chil. chil. chil. L.4,50il eh. 13 065 1 615 1 481 16 161 72 725 2 200 )) » 2 200 9 900 8 499 6 276 24 286 39 061 175 775 » 100 3 977 4 077 18 346 1 917 )) 373 2 290 10 306 14 355 » » 14 355 64 597 5 049 )) » 5 049 22 792 » 178 813 991 4 459 45 085 8 169 30 930 84 184 378 830 1 1 19 TAVOLA d’Esportazione dei Mobili dall’Italia durante l’anno 1869. COMMERCIO SPECIALE DEL 1869 DENOMINAZIONE e PAESI DI DESTINAZIONE .2 ’E c "d © a a a o o Semplici ! Austria. Brasile. I Egitto. I Francia. 1 Grecia. I Inghilterra . . . ' Rep. Am. Mer. Roma, Prov. . . St. Un. Amer. . Svizzera ..... Tunisi e Tripoli. Turchia. I Austria. Francia .... Inghilterra . . Rep. Am. Mer Spagna. . . . . Tunisi e Tripoli Altri paesi . . o s= D’ebanisteria di ogni specie ( Austria. Egitto. Francia. Grecia. Inghilterra . . . / Rep. Am. Mer. \ Roma, Prov. . . i Russia.. I Tunisi e Tripoli. [ Turchia. | Altri paesi . . . Modi di trasporto Via di terra Via di Bandiera nazionale mare Bandiera estera TOTALE VALORE commerciale chil. chil. chil chil. L.l,75ilch. 26 470 1 860 47 410 75 740 132 545 )> 910 850 1 760 3 880 )) 92 130 550 92 680 162 190 21 840 11 910 6 940 40 690 71 207 )) 6 550 6 640 13 190 23 082 )) 130 33 720 33 850 59 238 » 11 840 1 480 13 320 23 310 7 960 200 )) 8 160 14 280 )) 100 2 400 2 500 4 375 31 830 )) )) 31 830 55 703 )) 25 560 )) 25 660 44 905 )) 17 990 3 010 21 000 36 750 88 100 169 280 103 000 360 380 630 665 L.3,80ilch. 70 1 120 » 1 190 4 522 )) 15 280 740 16 020 60 876 )) 140 3 280 3 420 12 996 » 1 740 2 980 4 720 17 936 » » 2 790 2 790 10 602 » » 680 680 2 584 )> » » )) » 70 18 280 10 470 28 820 109 616 L.4,90ilch. )) 40 2 750 2 790 13 671 » 1 790 » 1 790 8 771 5 360 1 620 7 480 14 450 70 805 )) » 710 710 3 479 » 240 1 080 1 320 6 468 )) 2 790 540 3 320 16 317 3 300 )) 560 3 860 18 914 » 4 320 )) 4 320 21 168 )) 800 )) 800 3 920 )) 1 390 1 650 3 040 14 896 » » )) » » 8 650 12 990 14 770 36 410 178 409 1 20 RIASSUNTO dell’Importazione ed Esportazione dei Mobili durante l’anno 1869. Importazione. Mobili di legno, comuni semplici.L. 222 902 Detti foderati.» 27 958 Detti sottoposti a dazio convenzionale.» 75 059 Detti di legno curvato (dazio convenzionale) .... » 129 Detti di ogni specie di ebanisteria.» 378 830 L. 704 878 Esportazione. Mobili di legno, comuni semplici.L. 630 665 Detti foderati.» 109 516 Detti di ogni genere di ebanisteria.» 178 409 L. 918 590 Esportazione superiore in L. 213 712 TAVOLA del Transito dei Mobili in Italia durante l’anno 1869. E2STTB AT A DENOMINAZIONE USCITA DENOMINAZIONE Modi di trasporto VALORE Modi di trasporto VALORE e Via Via di mare TOTALE com- e Via Via di mare TOTALE com- PAESI DI PROVENIENZA di terra Bandiera nazionale Bandiera estera merciale PAESI DI DESTINAZIONE di terra Bandiera nazionale Bandiera estera merciale chil. chil. chil. chil. L. 1,76 il chil. chil. chil. chil. chil. L. 1,75 il chil. Mobil! di legno comuni, semplici ^Austria . . . [Francia . . . SRoma, Prov. [Svizzera . . . 4B 334 20 235 1 762 2 535 198 109 » » 372 184 » » 43 904 20 628 1 792 2 535 76 832 35 924 3 083 4 436 Mobili [Austria. . . . di legno [Roma, Prov. comuni, ^Svizzera . . . semplici [Altri paesi . 35 017 1 893 4 615 1 461 20 » » 1 489 22 030 828 » 1 376 57 067 2 721 4 615 4 326 99 867 4 761 8 077 7 570 67 866 307 556 68 729 120 275 42 986 1 509 24 234 68 729 120 275 Detti foderati ^Austria . . . [Francia . . . 153 190 )) » )) 89 163 279 L. 3,50 il chil. 635 976 foderati f PaesÌ dÌverSÌ 15 190 227 432 L. 3,50 il chil. 1 512 L. 4,50 il chil. 11 484 38 209 6 750 5 355 16 740 9 063 19 751 343 )) 89 432 1 611 [Austria. . . . Detti [Francia . . . di [Grecia .... ogni genere ^Inghilterra . di jRep. Am. M. ebanisteria (Turchia . . . [Altri paesi . 2 214 2 991 » » » » 4 380 48 » 350 » 3 720 1 310 » Detti di ogni genere di ebanisteria [Austria . . . [Francia . . . [Roma, Prov. [Svizzera. . . 6 960 3 094 4 628 7 967 )> )) » » 1 187 120 » » 8 147 3 214 4 528 7 967 L. 4,60 il chil. 36 661 14 463 20 376 35 852 5 500 1 160 1 190 » 704 » 2 552 8 491 1 500 1 190 3 720 2 014 4 389 22 549 » 1 307 23 856 107 352 9 594 5 428 8 834 23 856 107 352 82 TAVOLA d’importazione dei Mobili in Italia durante l’anno 1870. DENOMINAZIONE PAESI DI PROVENIENZA COMMERCIO SPECIALE DEL 1870 Modi di trasporto VALORE commer- Via Via di mare TOTALE di terra Bandiera nazionale Bandiera estera ciale chil. chil. chil. chil. L.l,75ilch. 30 369 18 057 6 656 55 072 66 376 » » 3 622 3 622 6 338 36 762 10 770 15 853 63 385 110 924 )) 466 2 862 3 328 5 824 2 304 551 1 040 3 895 6 816 6 748 » )) 6 748 11 809 5 835 » )) 5 835 10 212 592 )) )) 592 1 036 82 600 29 844 30 033 142 477 249 335 vaio e valore valore valore valore 3 460 4 306 4 714 12 480 12 480 8 820 13 940 32 250 55 010 55 010 )) )) 3 696 3 696 3 696 3 769 » » 3 769 3 769 )) » 5 738 5 738 5 738 16 049 18 246 46 398 80 793 80 693 chil. chil. chil. chil. L.3,50ilch. 1 758 110 1 914 3 782 13 237 1 443 3 753 2 717 7 913 27 695 1 746 )) )) 1 746 6 112 2 159 )) )) 2 159 7 556 7 106 3 863 4 634 15 600 54 600 valore valore valore valore valore 28 860 3 452 )) 32 212 32 312 » » 3 340 3 340 3 340 » 4 163 6 181 10 344 10 344 28 860 7 615 9 521 45 996 45 996 chil. chil. chil. chil. 1 320 » 2 194 3 514 3 514 chil. chil. chil. chil. L.4,50ilch. 14 904 2 880 4 080 21 864 98 388 9 200 4 110 17 460 30 770 138 465 » 400 1 974 2 374 10 684 » 246 1 820 2 066 9 297 4 054 )) 330 4 384 19 728 )) 1 517 » 1 517 6 826 4 528 )) » 4 528 20 376 4 203 78 3 963 8 244 37 098 4 397 y> )) 4 397 19 786 41 286 9 231 29 627 80 144 360 648 Mobili di legno, comuni , verniciati, impiallacciati, intarsiati,/ scolpiti , e con guarnizioni di metallo. Detti foderati. Mobili di legno curvato di ogni genere. Mobili di ogni genere di ebanisteria. ' Austria. . . Belgio . . . Francia . . Inghilterra Roma, Prov Svizzera . . Zollverein. Altri paesi. Austria. . . Francia . . Inghilterra Svizzera. . Zollverein . Austria. . Francia. . . Inghilterra Olanda. . . Roma, Prov St. Un. d’Am, Svizzera . . Zollverein . Altri paesi Austria. . . Francia . . Zollverein . Altri paesi Austria. Belgio . Francia Austria. 23 TAVOLA cLEsportazione dei Mobili dall’Italia durante l’anno 1870. DENOMINAZIONE . PAESI DI DESTINAZIONE Mobili di legno, comuni , verniciati , impiallacciati, intarsiati, scolpiti , e con guarnizioni di metallo semplici. Austria. Brasile. Egitto. Francia. Grecia. Inghilterra . . . Is. An. Am. Cen. Rep. Am. Mer. Roma, Prov. . . Spagna. . . . . . Svizzera. Tunisi e Tripoli. Turchia. Austria. Egitto. ...... Mobili di legno 1 Francia comune foderati. / £ep. Am. Mer. Roma, Prov. . . Russia. St. Un. d’Am. . Turchia . . . . . Mobili di legno ( comune curvato, , di ogni genere. | Mobili di ogni genere di ebanisteria. Austria. Austria. Egitto. Francia .... Grecia. Inghilterra . . Rep. Am. Mer Roma, Prov. . Spagna. St. Un. d’Am. Turchia .... Altri paesi . . COMMERCIO SPECIALE DEL 1870 Modi di trasporto VALORE Via Via di mare TOTALE commer- di Bandiera Bandiera ciale terra nazionale estera chil. chil. chil. chil L.l,75ilch. 16 260 8 590 43 360 68 210 119 367 )) 5 460 )) 5 460 9 555 )) 38 430 2 060 40 490 70 858 30 180 12 190 7 830 50 200 87 850 )) 1 870 7 769 9 639 16 868 )) » 5 800 5 800 10 150 )) 50 000 5 200 55 200 '96 000 )) 98 470 )) 98 470 172 322 26 160 800 2 200 29 160 51 030 » 2 220 )) 2 220 3 885 23 270 )) » 23 270 40 723 )) 40 280 » 40 280 70 490 )) 4 020 19 730 23 750 41 562 95 870 262 330 93 949 452 149 791 260 L.3,80 il eh. )) )) 2 580 2 580 9 804 » 84 900 » 84 900 322 620 680 » 862 1 542 5 859 )) 5 380 » 5 380 20 444 » 1 220 » 1 220 4 636 )) )) 7 940 7 940 30 172 )) 4 090 )) 4 090 15 542 )) 4 150 » 4 150 15 770 680 99 740 11 382 111 802 424 847 5 420 )> )) 5 420 5 420 L.4,90il eh. 3 600 )) 1 600 5 200 25 480 )) 22 180 » 22 180 108 682 » 10 800 13 490 24 290 118 021 )) )) 1 830 1 830 8 967 )) )) 5 335 5 355 26 239 )) 18 320 » 18 320 89 768 2 710 )> » 2 710 13 279 )> )> 1 890 1 890 9 261 )) )) 3 860 3 860 18 914 » 2 900 )) 2 900 14 211 600 590 )) 1 190 5 831 6 910 54 790 28 025 89 725 439 655 24 RIASSUNTO dell’Importazione ed Esportazione dei Mobili durante l’anno 1870. Importazione. Mobili di legno, comuni, intarsiati, scolpiti, ecc., semplici . L. 249 335 Detti a valore.. . » 80 693 Detti foderati.» 45 996 Detti di legno curvato.» 3 514 Detti di ogni genere di ebanisteria.» 360 640 L. 740 186 Esportazione. Mobili di legno, comuni, intarsiati, scolpiti, ecc., semplici L. 791 260 Detti foderati.» 424 847 Detti di legno curvato.» 5 420 Detti di ogni genere di ebanisteria.» 439 655 L. 1 661 182 ♦ Esportazione superiore in L. 920 996 TAVOLA del Transito dei Mobili in Italia durante l’anno 1870. ENTRATA DENOMINAZIONE Modi di trasporto VALORE e Via Via di mare TOTALE com- PAESI DI PROVENIENZA di Bandiera Bandiera merciale terra nazionale estera chil. chil. chil. chil. L. 1,75 il chil. ( Austria . . . 40 885 » » 40 885 71 649 Mobili di legno iFrancia. . . )) 4 200 5 210 9 410 16 467 comuni, semplici jRoma, Prov. 5 325 » )) 5 325 9 319 3 196 ( Svizzera . . 1 826 » » 1 826 48 036 4 200 5 210 57 446 100 631 L. 3,50 il chil. Detti (Austria. . . 1 010 » )) 1 010 3 535 foderati (Francia. . . )) )) 1 653 1 653 5 753 1 010 )) 1 653 2 663 9 320 L. 4,50 il chil. Detti 1 Austria. . . 10 243 » )) 10 243 46 093 di ogni genere di tFrancia. . . )) )) 948 948 4 266 ebanisteria ( Roma, Prov. 1 164 )) T) 1 164 6 238 11 407 » 948 12 355 55 597 USCITA DENOMINAZIONE Mod i di trasporto VALORE com- e Via Via di mare TOTALE PAESI DI DESTINAZIONE di terra Bandiera nazionale Bandiera estera merciale chil. chi 1. chil. chil. L. 1,75 il eliti. Mobili di legno ’ Austria . . . | Francia. . . 20 473 » » » )) 33 340 20 473 33 340 35 828 58 345 comuni, semplici [Inghilterra. Am. Mer. . » » )) 1 620 2 013 » 1 620 57 446 3 523 2 853 20 473 1 620 35 353 67 446 100 531 Detti foderati • Austria. . . 2 663 » » 2 663 L. 3,50 il chil. 9 320 L. 4,50 il chil. Detti (Austria. . . 8 030 )) )> 8 030 36 135 di ogni genere di ebanisteria 'Francia. . . 'Altri paesi . » » 3 102 1 223 » )> 3 102 1 223 13 959 5 503 8 030 4 325 » 12 355 55 597 26 TAVOLA d’importazione dei Mobili in Italia durante l’anno 1871. MERCI PAESI DI PROVENIENZA COMMERCIO SPECIALE DEL 1871 Modi di trasporto TOTALE VALORE commerciale Via di terra Via di mare Bandiera nazionale Bandiera estera quint. 1 190 » 261 » 89 33 quint. 215 11 416 » » » quint. 19 » 193 55 » 18 quint. 1 424 11 870 55 89 51 L. 175 il quintale 282 975 1 573 642 285 2 500 valore 39 901 4 673 » 1 328 valore 14 360 3 885 636 » valore 819 6 783 1 739 » valore 55 079 15 341 2 395 7 328 valore 74 143 45 902 18 901 9 340 74 143 quint. 11 15 12 quint. 7 12 » q uint. 15 .14 » quint. 33 41 12 L. 350 il quintale 29 050 38 19 29 86 valore 945 » valore 543 319 valore » 472 valore 1 488 791 valore 2 279 945 862 472 2 279 quint. 52 quint, » quint. » quint. 52 L. 100 il q. 5 200 L. 450 il quintale 434 700 quint. » 375 » 43 » 27 75 quint. » 297 29 129 » » » quint. 27 » » 162 43 » » quint. 27 672 29 334 43 27 75 520 455 232 1 207 mobili di legno, comuni , verniciati, impiallacciati, intarsiati, scolpiti,semplici. Austria. . . Belgio . . . Francia . . Inghilterra Svizzera . . Zollverein . Austria. . . Francia . . Inghilterra Svizzera . . Austria. . Francia . Zollverein Mobili di legno foderati. Austria. Francia Detti curvati di ogni genere. Austria. St. Un. d’Am Austria. . Mobili di ogni 1 Egitto . . genere di ebani- < Francia . steria. 1 Inghilterra I Svizzera . 1 Zollverein 27 TAVOLA d’Esportazionc dei Mobili dall’Italia durante l’anno 1871. MERCI e PAESI DI DESTINAZIONE COMMERCIO SPECIALE DEL 1871 Modi di trasporto TOTALE VALORE commerciale Via di terra Via di mare Bandiera nazionale Bandiera estera I America Mer. . St. Un. d’Am. . 1 Austria. Mobili di legno, 1 Egitto. comuni , verni- | Francia. ciati, impiallac- J Grecia. ciati, intarsiati, \ Inghilterra. . . . scolpiti e sem- 1 Russia. plici. I Spagna. i Svizzera. Tunisi e Tripoli. \ Turchia. quint. » » 1 222 » » » » » » 80 » » quint. 203 » » 353 1 082 » 35 » » » 153 329 quint. » 179 46 » 36 75 » 90 88 » » » quint. 203 179 1 278 353 1 118 75 35 90 88 30 153 329 L. 175 il quintale 526 735 1 252 2 155 514 3 921 / America Mer. . Mobili come so- j Francia. pra foderati. i Svizzera. ( Turchia. )) )) 36 » 30 9 » » » )> » 9 30 9 36 9 L. 380 il quintale 30 780 36 39 9 84 Mobili di legno ( curvato d’ ogni j Grecia. genere. ( / America Mer. . 1 St. Un. d’Am. . 1 Austria. Mobili di ogni | Francia . genere d. ebani- Qrecia . stena. 1 lnghilterra . . f 1 Russia. | Tunisi e Tripoli. 1 Turchia. )) )> 11 11 L. 100 il q. 1 100 » )) 151 » » » » » » » 95 » » 320 324 » 19 » 45 56 )) 130 » 21 » 35 238 42 » » 95 130 151 341 324 35 257 42 45 56 L. 490 il quintale 605 150 151 859 466 1 476 28 RIASSUNTO dell’Importazione ed Esportazione dei Mobili durante l’anno 1871. Importazione. Mobili di legno, comuni, verniciati, impiallacciati, intarsiati, scolpiti, ecc., semplici.L. 282 975 Detti a valore.* . . » 74 143 Detti foderati.» 29 050 Detti di legno curvato.» 5 200 Detti di ogni genere di ebanisteria.» 434 700 L. 826 068 Esportazione. Mobili di legno, comuni, verniciati, intarsiati, scolpiti, ecc., semplici.L. 526 735 Detti foderati.» 30 780 Detti di legno curvato.» 1 100 Detti di ogni genere di ebanisteria.» 605 150 L. 1 163 765 337 697 Esportazione superiore in L. TAVOLA, del Transito dei Mobili in Italia durante l’anno 1871. MERCI e PAESI DI PROVENIENZA EUTEATA MERCI e PAESI DI DESTINAZIONE USCITA Modi di trasporto TOTALE VALORE commerciale Mod i di trasporto TOTALE VALORE commerciale Via di terra Via di mare Via di terra Via di Bandiera nazionale mare Bandiera estera Bandiera nazionale Bandiera estera Mobili ( Austria . . di legno < semplici ( Francia . . _ D j Ul . 1 Austria . . foderati quint. 675 » quint. » 161 quint. » 18 quint. 675 179 )) )) Mobili i Austria . . di legno < semplici ( Francia. . , ® et “ 1 Francia . . foderati | quint. 320 » quint. » 452 quint. 46 36 quint. 366 488 L. 175 il quint. 149 450 675 161 18 854 320 452 82 854 3 » » 3 » 3 » )) 3 L. 350 il quint. 1 050 / Austria . . 102 » » 102 L. 450 “ ett \ ( Austria . . 179 » )) 179 » il quint. di ogni 1 genere di j Francia> . 15 47 » 62 )) ® ettl . \ Egitto... di ogni J D )) » 21 21 ebanisteria [ genere di \ Franc ; a , , » 74 » 74 108 440 ebanisteria 1 ( Inghilterra » 19 25 44 194 47 )) 241 102 93 46 241 /i 30 TAVOLA d’importazione dei Mobili in Italia durante l’anno 1872. COMMERCIO SPECIALE DEL 1872 MERCI Modi di trasporto VALORE e Via Via di mare TOTALE commer- PAESI DI PROVENIENZA di Bandiera Bandiera ciale terra nazionale estera quint. quint. quint. quint. i St. Un. d’Ara. . )) )) 68 68 L. 200 [ Austria. 1 208 615 35 1 758 1 Francia. 293 266 275 834 il quintale 1 Inghilterra. . . . )) 42 80 122 387 000 1 Svizzera. 401 » » 401 mobili di legno, 1 comuni , verni- 1 1 902 823 458 3 183 ciati , intarsiati, / impiallacc. ecc., 1 semplici. 1 valore valore valore valore 1 Austria. 61 893 1 312 )) 63 205 | Francia. 11 281 16 237 2 460 29 978 100 288 ! Inghilterra. . . . » 909 3 355 4 624 \ Svizzera. 2 841 )) » 2 841 76 016 18 458 5 815 100 288 quint. quint. quint. quint. , Austria. / Francia. 66 10 )) 66 L. 370 17 5 13 35 il quintale 1 Inghilterra. . . . )) )) 51 51 47 780 1 Detti foderati. { 73 15 64 152 valore valore valore valore \ Francia. 3 860 1 859 » 5 719 5 719 quint. quint. quint. quint. L. 90 il q. Detti di legno t A ■ . 11 26 )) 37 3 330 curvato. 1 . quint. quint. quint. quint. # St. Un. d’Am. . » )> 10 10 . i Austria. 478 82 33 593 Dott.d»o B n,ge-l Francia . 277 186 272 735 i_j ■ ow il quintale 674 000 nere di ebani- / T . ... storia. i Inghilterra- 1 Svizzera. » 27 21 » 81 » 102 27 | Zollverein .... 147 » » 147 929 289 396 1 614 31 TAVOLA d’Esportazione dei Mobili dall’Italia durante l’anno 1872. COMMERCIO SPECIALE DEL 1872 MERCI PAESI DI DESTINAZIONE Modi di trasporto Via di terra Via di mare Bandiera nazionale Bandiera estera VALORE commerciale Mobili di legno, comuni, impial- iacc., intarsiati , scolpiti ecc., semplici. Mobili di legno comune ecc., foderati. America Mer.. Austria. Egitto. IFiancia. Grecia. Inghilterra . . , Russia. Svizzera. Tunisi e Tripoli, . Turchia. America Mer. Austria. Egitto. Francia . . . . Russia. Mobili di legno curvato. Mobili di ogni genere di ebani- , Egitto. America Mer. . Austria. Egitto. Francia. Grecia ...... Inghilterra . . , Russia. Svizzera. Tunisi e Tripoli, Turchia. quint. » 909 » 1 059 » » » 929 2 897 15 15 38 » 169 16 223 quint. 717 817 522 510 112 41 57 » 53 211 3 040 228 17 157 22 » 424 46 271 » 991 214 38 47 105 120 1 786 quint. 86 » 181 71 367 » 146 851 105 37 142 52 100 45 39 93 » 58 387 quint. 803 1 726 522 1 750 183 408 57 929 53 357 L. 210 il quintale 1 163 400 6 788 228 32 157 127 37 L. 400 il quintale 223 200 581 46 L. 90 il q. 4 140 323 38 991 483 83 86 93 16 105 178 L. 550 il quintale 1 171 500 2 396 32 RIASSUNTO dellTmportazione ed Esportazione dei Mobili durante l’anno 1872. Importazione. Mobili di legno, comuni, intarsiati, impiallacciati, scolpiti, ecc., semplici.L. 387 000 Detti a valore.» 100 288 Detti foderati.» 47 730 Detti » a valore.» 5 719 Detti di legno curvato.» 3 330 Detti di ogni genere di ebanisteria.» 674 000 L. 1 218 067 Esportazione. Mobili di legno, comuni, intarsiati, impiallacciati, scolpiti, ecc., semplici., . . » 1 163 400 Detti foderati.» 223 200 Detti di legno curvato.» 4 140 Detti di ogni genere di ebanisteria.» 1 171 500 L. 2 562 240 Esportazione superiore in L. 1 344 173 Fikocchikìti — Industria del legno. « TAVOLA del Transito dei Mobili in Italia durante l’anno 1872. MERCI EUTEATA USCITA JYUS KU1 Modi di trasporto VALORE Modi di trasporto e e VALORE Via Via di mare Via Via di mare TOTALE com- TOTALE com- PAESI DI PROVENIENZA di terra Bandiera Bandiera merciale PAESI DI DESTINAZIONE di terra Bandiera Bandiera merciale nazionale estera nazionale estera quint. quint. quint. quint. quint. quint. quint. quint. Mobili di legno | Austria . . | Francia . . 600 509 7 1 116 » Mobili [ Austria . . 448 » » 448 L. 200 il quint. semplici 111 21 » 132 )) di legno < Francia. . 228 366 )) 594 semplici i Inghilterra )) 143 63 206 249 600 711 530 7 1 248 676 509 63 1 248 L. 370 Detti foderati ■ Austria . . 23 )) )> 23 )) Detti foderati Austria . . 15 8 )) 23 il quint. 8 510 Detti di ogni Austria . . 133 16 » 149 » Detti di ogni Francia . . 53 123 22 198 L. 500 genere di Francia . . genere di il quint. ebanisteria 82 22 13 117 )) ebanisteria Turchia. . » 63 5 68 133 000 215 38 13 266 53 186 27 266 34 Dall’esame delle tavole riportate, desunte dal movimento commerciale del Regno d’Italia, chiaramente rilevasi che in sei anni, cioè dal 1867 a tutto il 1872 il commercio dei mobili in Italia fu determinato da una importazione di lire 4,922,803, e da una esportazione di lire 8,053,208. Una tale eloquenza di cifre spero non abbisognerà di commenti. La superiorità dell’esportazione in lire 3,130,405 fa agevolmente avvertire, che le fabbriche dei mobili italiani non solamente provvedono ai bisogni interni, ma largamente soddisfanno eziandio alle richieste estere. E ciò sta a indicare che la bontà ed eleganza dei mobili nostri viene apprezzata anche fuori di qui, e principalmente per i mobili scolpiti e intarsiati i quali formano la maggiore esportazione. Ma non sono i mobili soltanto che costituiscono l’industria del legno. Le impiallacciature, i pavimenti intarsiati, la tavole di legno da ebanista determinano annualmente un copioso cambio fra l’Italia, e le estere provincie, e se l’importazione di tali lavori è superiore all’esportazione, ciò dipende specialmente, perchè i fabbricanti Italiani non posseggono ancora nelle loro officine tutte le macchine necessarie, che rendono più facile la segatura dei legnami, e per conseguenza più economico il loro prezzo. Le impiallacciature si ottengono in Inghilterra, in Francia ed in Austria con molta maggiore prontezza, mercè le moltissime macchine di cui dispongono quelle fabbriche, e per una maggior quantità di legni esotici che posseggono. Dall’Italia non vengono generalmente esportate all’estero che le impiallacciature del noce, legno comunissimo fra noi, e che costa molto meno che altrove. I pavimenti di legno ancora non danno luogo ad una grande esportazione, per la gran ragione, che l’uso loro non è comune in Italia, e le sole provincie subalpine avendolo adottato a simiglianza di esteri paesi, sono forse le uniche che abbiano ebanisti i quali più facilmente si danno a quella speciale manifattura. Nè molto più copiosa si è l’importazjone di quei pavimenti in Italia, ove, tranne nelle provincie del Piemonte e della Lombardia e Venezia, non sono adottati che in poche stanze di signorili abitazioni. Del commercio delle altre sezioni dell’industria del legno ne toccheremo allorquando più specialmente ci sarà dato di accennare alla loro importanza. Avendo adesso data un’idea generale di questa importante industria, credo sia molto più conveniente analizzarla a seconda del modo col quale fu classificata nel gruppo Vili alla Esposizione Universale di Vienna. Sezione A. — Come avvertimmo in principio di questa relazione, la prima sezione di questo gruppo fu intitolata lavori di legnami da fabbrica, cioè palchetti, pavimenti intarsiati, finestre, porte, ecc. Nove soltanto furono gli espositori italiani in questa sezione, e la sola fabbrica che fosse premiata con medaglia di merito figurava nella sezione B per altri prodotti. 35 La detta fabbrica fu quella dei bravi fratelli Leverà. Questi operosi industriali biellesi che prima del 1861 erano noti alle sole provincie piemontesi, fino da quel tempo avevano una cospicua fabbrica di mobili in Torino, i quali giornalmente si sono resi più buoni, ed hanno adesso arrivato un tal grado di eccellenza da essere giustamente considerati ovunque si mostrano. La fabbrica Leverà ha buoni opifici non solo in Torino, ma bensì a Firenze, Roma e Napoli : in tutti regna la più grande attività, e da ognuno emergono ottimi prodotti di ogni genere di mobili, tapezzerie, e larghi e ben meritati guadagni. I pavimenti intarsiati di legno formano una delle importanti produzioni delle fabbriche Leverà. La lunga abitudine che hanno le popolazioni del Piemonte di corredare anche le più umili abitazioni di consimili pavimenti, indusse più facilmente gli ebanisti di quelle provincie a studiarne la buona fabbricazione. E i fratelli Leverà non rimasero mai a nessuno secondi in quella manifattura, e a riprova di ciò presentarono bellissimi saggi di essa al giudizio del giurì internazionale di Vienna, che certamente non fu il più indulgente, nè il più corrivo a largheggiare in ricompense, volendo bene a ragione, che il premio fosse una conseguenza immediata del merito, e non una condiscendenza a parziali e speciali simpatie. I campioni esposti dai Leverà erano buoni per costruzione, erano belli ed eleganti per disegni bene ideati. Potevano sostenere il confronto con quelli eminentemente belli del- Inghilterra, della Francia, della Germania, del Belgio, della Svizzera, della Danimarca e di altre nazioni, ove è comunissimo l’uso di quei pavimenti ove da tempo lontano si fabbricano ovunque con rara perfezione. A riprova di ciò vennero chiesti dal giurato austriaco cav. professore Exner per essere collocati come modelli nel Museo forestale di Mariabrunn, e gentilmente furono accordati dai benemeriti proprietari per si nobile scopo. Tali pavimenti furono dichiarati degni di una medaglia di merito, e bene a ragione, e uguale ricompensa sarebbe stata loro accordata, anche se molti altri ebanisti italiani avessero con essi concorso a quelle speciali manifatture. Ma un solo competitore ebbero i Leverà, e questi fu Giovan Battista Ronco di Padova, al quale, quantunque presentasse una svariata collezione di campioni di pavimenti, non fu accordata dal giurì che una menzione onorevole. Nè ciò avvenne perchè i pavimenti del Ronco mancassero di pregio, ma per la sola e ben giusta ragione, che egli si limitò ad inviare campioni di pavimento con eleganti disegni, ma in troppo piccole proporzioni. Ora sovente avviene che l’intarsiatura pei pavimenti non sempre riesce perfetta in tutti i disegni tradotti in più grandi proporzioni. Se il Ronco, come fu praticato da tutti gli altri fabbricanti, avesse presentato dei pezzi di pavimento in proporzioni giuste, ben di leggieri a mio avviso, avrebbe potuto ottenere una medaglia di merito. 36 La costruzione dei suoi campionari era buona, la distribuzione dei legni bene eseguita, eleganti i disegni, e come tali furono encomiati dall’intero giurì. Anzi essend ivene qualche riproduzione a litografia, venne chiesta ed accordata ai chiarissimi signori giurati professore Exner e dottor Brinchmann per porsi nei Musei di Mariabrunn e di Amburgo. Una copia venne pure presa dall’autore di questa relazione per essere posta fra i modelli della scuola d’intaglio ed altre arti professionali di Firenze. Nè credo che tali dimostrazioni di stima possano essere state discare _ al bravo fabbricante Ronco, e che lo avranno compensato della non conseguita medaglia. I saggi di lavori da falegname per finestre e porte presentati da Costantino Bianchi di Firenze, meritarono una lunga osservazione del giurì, che avrebbe voluto dargli una testimonianza della sua stima. Siccome però, posti a confronto con altri lavori di simil genere di altre nazioni, non potevano sostenerlo nè per nuovità di sistemi, nè per bontà di esecuzione, così furono giudicati buoni, ma non meritevoli di particolare menzione; e solo venne raccomandato al Relatore di farne cenno nel protocollo, e di ricordarli nella relazione del gruppo. Ed io con lieto animo adempio a questo onorevole ufficio, special- mente per tributare un elogio a questo operoso falegname per l’invenzione della sua macchinetta per prendere le distanze esatte delle stecche delle persiane, la quale è stato il primo ad introdurre fra noi, sebbene altrove ve ne siano delle consimili che servono egregiamente a quell’ufficio. Sugli altri saggi di lavori da falegname fu pure diffìcile al giurì di fare un esame regolare, imperocché erano esposti in un piccolissimo spazio che rendeva malagevole il poterli visitare con quel comodo che sarebbe stato dall’uopo richiesto. Ma però da quello che potè risultare da quella visita, e più dalle denunzie fatte dagli espositori, nessuno di quei lavori offriva tal carattere di nuovità da poter determinare una speciale ricompensa. Dai saggi inviati a Vienna, nè il giurì, nè il pubblico poterono certamente farsi un’idea molto vantaggiosa del modo col quale si esercita la professione del falegname in Italia. E ciò non fu una bella ventura, concios- siachè in moltissime nostre provincie si lavora benissimo il legno destinato a porte, finestre e altri affissi, e riprova eloquentissima ne fanno le nuove abitazioni di Torino, Milano, Firenze, Livorno, Roma, Napoli e generalmente di tutte le città italiane. La professione del legnaiuolo si esercita su larghissima scala nei suburbi di molte importanti città italiane, per la forte ragione del minor valore dei locali per botteghe e magazzini e per la più modesta mercede che viene corrisposta agli operai. Nei piccoli paesi vicini a Milano, Torino, Firenze, Pisa e Livorno, senza parlare di altre città, abbondano eccellenti officine di falegname, e 37 chiunque ha visitate le case moderne di quelle città potrà meglio persuadersi della verità di queste asserzioni. Malgrado ciò è utile l’avvertire che più grande sviluppo avrebbero i nostri opifici di legnaiuoli, se tutti adottassero le macchine da segare i legnami e tutte quelle che servono a riquadrarli, e scorniciarli, e che economizzando il tempo, rendono più facili, più esatti, e più spicci i lavori maggiormente faticosi. Nelle grandi officine estere tutti i lavori di falegname vengono preparati a macchina, e per conseguenza riescendo più sollecita l’esecuzione, si possono da quelle fabbriche sostenere più abbondanti commissioni, e ricavarne lucri maggiormente ragguardevoli. Dall’ adoprare le macchine , vengono suggerite giornalmente nuove ed utili modificazioni nelle sagome, e nel modo di aprire e chiudere porte e finestre. Quello che da noi si crede novità, e 10 è realmente per qualche paese d’Italia, non Io è per altre nazioni. E di fatti si videro nel Belgio sistemi di persiane fabbricate con macchine di precisione inventate dall’espositore Berlens, e che altro non erano che 11 perfezionamento della macchinetta del fiorentino Bianchi. Ma quella era una vera e propria macchina che ha dato già eccellenti risultati, e questa non è che un piccolo modello il quale meglio studiato potrà pure sempre essere utile , e procaccerà sempre stima e onore al suo autore. E quantunque quel sistema di persiane fosse di gran lunga superiore a quelle del Bianchi, nulladimeno non ottenne che una menzione onorevole perchè e in Francia e in Germania vi furono espositori che dimostrarono avere raggiunto una maggiore nuovità, un più evidente vantaggio nell’esecuzione di consimili lavori. — E questo ho voluto dire perchè i nostri espositori vadano persuasi una volta per sempre, che altro è l’esporre i propri lavori in una mostra provinciale, ove pochi sono i confronti, altro l’azzardarsi ad una palestra mondiale come quella di Vienna. E che il non avere ricevuta una ricompensa , non è dipeso nè da trascuranza dei giurati, nè da altre meno plausibili ragioni, ma sibbene da quelle che ho esposto, le quali spero saranno valevoli a dimostrare che il non avere ottenuto un premio non indica biasimo, ma eccitamento invece a sempre più ingegnarsi di f ire il meglio possibile. Seguendo scrupolosamente il gran motto della Fiorentina Accademia del Cimento ,provando e riprovando, potranno certamente i nostri produttori ottenere in altre occasioni quelle onorificenze che adesso non poterono conseguire per essere i loro lavori inferiori a quelli di altre nazioni. Sezione B. — In questa sezione, ove non dovevano essere comprese che le mobilie comuni ed economiche, furono invece posti mobili riccamente intarsiati e scolpiti. Il motivo di tale confusione io non lo so, nè posso indagarlo, e rassegnandomi a prender le cose come erano, mi accingerò ora a dire qualche cosa di questa sezione, separando, per quanto mi sarà possibile, i lavori più semplici di stipettaio da quelli dell’intagliatore e intarsiatore. Dal catalogo appariscono trentanove espositori in questa sezione, ma realmente non tutti spedirono a Vienna gli oggetti denunziati, e per conseguenza io mi limiterò a parlare solo di quelli che presentarono lavori meritevoli di qualche considerazione. E primi fra tutti ragion vuole che io nomini i bellissimi lavori di legno leggiero spediti dalle fabbriche della riviera di Chiavari, e che sempre destarono la generale ammirazione ovunque furono esposti. E perchè meglio apparisca la reale importanza di tale industria, mi permetterò qui ripetere qualche breve cenno storico. L’elegante sedia, che dal nome del suo primo autore fu detta alla Campanino, vanta la sua origine dal 4807, e fu ideata da Giuseppe Gaetano Descalsi detto Cumpanìno 0), dopo aver veduto un modello di altre sedie portate da Parigi dal marchese Stefano Rivarola. Dice il Brignardello « che Giuseppe Gaetano Descalsi si accinse a » tutt’uomo a quel lavoro, e in breve egli mostrò col fatto, avverato quel » detto, che volere è potere; imperocché del modello parigino non con- » servando se non l’insieme della composizione, d’altronde comune a tutte » le seggiole, v’introdusse tali modificazioni da farne scomparire affatto » il tipo francese ». Tali sedie furono quindi rese più eleganti e leggiere dal figlio Giacomo Descalsi e dal cognato Gio-Batta Canepa, i quali arricchirono di nuovi e svariati disegni la bella collezione delle seggiole che escono dalle loro officine. « Pertanto, continua a dire il Brignardello, Giuseppe Gaetano Descalsi, » avendo dato alla seggiola parigina, che tale prima era il suo nome, una » nuova e più elegante forma, questa prese il suo soprannome, quello » cioè di Campanino, e con questo e con l’altro di leggiera, e ora di seg- » gioia di Chiavari, vanno a fare il giro del mondo. E belle sono esse » a vedersi anche all’occhio il meno estetico : e ora semplicemente lavo- » rata al torno o ad intaglio, gotiche, o alla Campanino, tinte o dorate, » sembra che superbe di loro leggerezza vogliano intimorire e sfidare, » direi quasi, colui che audace tenta di stendere la mano verso di loro » per esperimentarle. E per verità il vederle così leggiere, che al peso » misuransi a ettogrammi, e le di cui calettature non sono soffermate da » perni o da stecchi, nè da qualsiasi altro oggetto, trarrebbe in inganno » qualsiasi persona, la quale non ne abbia giammai provata la ornai as- » sicurata solidità » ( 1 2 ). (1) Il prof. Brignardello che ha scritto la ir ortografia di questa manifattura, crede che il sopranome di Campanino sia veuulo al Descalsi per avere forse avuto a compari due Campanari suoi zìi fraterni. Tale sopranome è stato adottato da lutti i discendenti di quel benemerito industriale. (2) Vedi Brignardello (ì. B. — Giuseppe Gaetano Descalsi dello Campanino, e l'arte delle sedie di Chiavali. — Firenze, tipi Celimi, 1870. 39 Il giurì esaminò quelle sedie una ad una col più grande interesse, e trovatene alcune ordinarie, ma di eccellente forma ed ottima costruzione che costavano da L. 1, 60 a L. 4, 70 l’una, volle premiarle con medaglia di merito che conferì ai loro autori, Luigi di Pietro Descalsi, e Luigi Andrea di Niccolo Descalsi. A tutti gli altri fabbricanti poi, che erano stati premiati in tutte le precedenti esposizioni fu accordato un diploma di menzione onorevole, non avendo nessuno di essi, dal 1867 in poi, introdotta alcuna nuova invenzione in quelle elegantissime sedie, alle quali adesso qualunque tentativo di miglioramento recherebbe più danno che vantaggio. I premiati, oltre i rammentati, furono Antonio Piaffo, Francesco Sanguinetti, Giacomo Canepa, Emanuele e Giacomo Descalsi detti Campanino. Attualmente si contano in Chiavari più di 12 fabbriche di sedie fini ove lavorano non meno di 150 operai fra uomini e donne, senza far conto di oltre sessanta contadini destinati a segare i legnami sui monti. — Si fabbricano più di 25,000 sedie ogni anno. — Il valore delle materie prime è di L. 75,000 e la spesa per la manifattura L. 50,000. Il valore medio di ciascuna di queste sedie fini è di L. 7, — e per conseguenza si ha un prodotto di L, 475,000. Esistono poi altre 12 fabbriche di sedie ordinarie, le quali procacciano il lavoro ad altri 120 operai e producono non meno di 5,000 sedie all’anno. La spesa per le materie prime è di L. 36,000 e quelle della manifattura di L. 48,000. Il prezzo medio di ciascuna sedia è di L. 2, 20 ; ed il piano di ciascuna, fatto di foglia di canna (Jrunda Donux) equivale ad una lira. Il prezzo medio del legno e della tessitura del piano è di una lira per ciascuna sedia. Tale tessitura dei piani viene eseguita dalle donne tanto per le sedie fini, quanto per le ordinarie. De- vesi poi osservare che alcune sedie di faggio senza tingere costano anche L. 4, 50 per ciascuna, e queste furono quelle maggiormente apprezzate dal giurì internazionale di Vienna, e meritamente premiate. Il prof. Exner direttore dellTmperiale Istituto forestale di Mariabrunn desiderò avere una di queste sedie per porla come saggio nel Museo di quell’istituto. Ed eguale desiderio dimostrarono ed il prof. Brinckmann per il Museo di Amburgo ed il sig. Rramer per quello di Pest. Più esatte notizie delle fabbriche chiavarine possono attingersi nel pregievolissimo opuscolo già accennato del Brignardello, che mi è stato utile guida fin qui, e dal quale credo conveniente trarre anche qualche altro cenno per meglio stabilire l’importanza delle accennate fabbriche. La spesa totale per la materia prima, e la fattura delle sedie tanto fini che ordinarie, secondo i calcoli accennati dal ricordato Brignardello, ascenderebbero a L. 479,000. Il valore delle sedie fini sarebbe di L. 475,000 e di L. 99,000 quello delle ordinarie e per conseguenza un totale di L. 274,000. La differenza di lire 95,000 rimarrebbe ai fabbricanti per pagare gli affitti e gli arnesi del mestiere. 40 Oltre a quelle di Chiavari esistono altre quattro fabbriche di sedie ordinarie di faggio ed una di quelle fini in Lavagna. Se ne incontrano eziandio a Savona ed a Rapallo, ove si adopera il Pinus Halessensis Mail per la fabbricazione di sedie ordinarie. L’ albero però più comunemente adoperato per la manifattura delle graziose sedie chiavarine è l’acero Acer Pseudo Platanus (L.) e fu riscontrato essere preferito al ciliegio ed al noce In- gles Regia (L.) ed all’oppio, acer campestre (L.), tutti legni coi quali Giuseppe Gaetano Descalzi fece le prime prove di tali sedie. L’acero però possiede tutte le qualità volute per rendere solida, leggiera ed elegante la sedia di Chiavari, e vince poi tutti gli altri legni, per il suo grazioso colore naturale, che è il bianco leggermente macchiato di giallo pallido. I bellissimi piani di tali sedie si tessono con fili di salice, Salia: Alba (L,), che vengono tagliati con acconci e semplicissimi strumenti parimenti inventati dal più volte nominato Gaetano Descalzi, il quale morì benedetto da tutti per avere procurato alla sua patria un’ industria floridissima che grandemente influì a rendere più agiate le condizioni economiche di moltissime famiglie operaie ed ottenne a Chiavari un nuovo titolo di fama e di splendore. Le attuali fabbriche di sedie alla Campanino spediscono giornalmente gran numero di esse nelle principali città italiane, ove ogni agiata famiglia di buon grado le acquista per ornare la propria abitazione. Ed anche fuori d’Italia e perfino nelle due Americhe si spedisce buona copia di quelle sedie eleganti, le quali credo che saranno anche richieste in Austria ove potranno concorrere con quelle ormai popolarissime di legno curvato dell’operoso Thonét, e che gli hanno valso fama, onori e ricchezze. — Le sedie chiavarine possono avere un gran smercio anche negli altri paesi della Germania, se i loro fabbricanti studieranno in miglior modo la questione' dei prezzi per le sedie fini. Altre volte io dovetti accennare loro questo grave inconveniente, che era di ostacolo alla maggiore vendita delle sedie piu fini. Per le ordinarie i prezzi non possono essere più economici, ma resta ora a risolvere l’altro problema, se con prezzi più vantaggiosi possano vendersi le sedie più fini, senza togliere nulla alla bontà della fabbricazione. Io credo che ciò facilmente potrebbe ottenersi, se i fabbricanti chiavarini adottassero il sistema savissimo dell’operoso Thonét, vale a dire di non alterare il tipo della sedia leggiera chiavarina, che è quello detto alla Campannino. Di abbandonare le forme gotiche ed altre che non abbelliscono punto l’originale, bellissimo modello dello inventore; di stabilire due sole tinte, cioè la naturale e la nera, e due soli piani: i più semplici ed eleganti, quelli preferiti dal primo inventore delle sedie. Con questo sistema potrebbero rendere più sollecito il lavoro e meno costosa la mano d’opera, che si renderebbe poi anche più economica se agli arnesi attuali si sostituissero macchine convenienti. Il Thonét con adottare un solo tipo di sedia, coll’ introdurre macchine di sua invenzione per piegare e tornire il legname, e per tessere i 41 piani delle sedie, ha potuto dare un tale sviluppo alle proprie fabbriche di sedie di legno curvato da spanderle a migliaia in tutte le parti del mondo. Adesso ne abbiamo una ingente quantità anche in Italia a danno delle fabbriche chiavarine, che potrebbero, volendo, vincere in bontà e prezzo le sedie Thonét. Queste, come ognuno sa, sono leggiere quanto quelle di Chiavari, e non meno di esse eleganti e solide. Yi sono di tinta naturale cioè giallognola, e verniciate color palissandro. Le prime costano più, le seconde meno. La sedia Thonét poi si presta ad essere imbottita, e resa ricca ed elegante nel tempo stesso senza perder nulla della sua leggerezza. Allora diviene un mobile di lusso, e il prezzo cresce in proporzione, come cresce quello delle sedie di Chiavari quando sono dorate e impagliate più riccamente. Ma le sedie del Thonét, che a centinaia di migliaia, e per meglio dire a milioni si producono dalle immense fabbriche e depositi stabiliti in Vienna, a Briinn, a Pest, ad Amburgo, a Berlino, a Parigi, a Londra ed in Amsterdam, sostengono qualunque concorrenza di altre imponenti fabbriche di mobili in legno curvato. Eppure questo sistema di curvare il legno tentato da Michele Thonét fino dal 4834, fu riguardato in principio come tutte le cose nuove, più una cosa frivola, che di qualche merito. Devesi al patrocinio del principe di Mettermeli, se tale scoperta potè essere tradotta in fatto. Dovette però il Thonét subire grandi avversità prima di potere attivare in Vienna una fabbrica. Ciò accadde soltanto nel 4850, e d’allora in poi i mobili di legno curvato guadagnarono una posizione onorevole nel commercio universale; e nel 4856 Michele Thonét potè attivare il suo grande stabilimento ne! Koriczan, e in breve giro di anni altre imponenti fabbriche e varie succursali in Moravia e nell’ Ungheria. Tutti questi stabilimenti riuniti furono messi in esercizio mediante motori della forza collettiva di 300 cavalli, impiegandovi 4000 operai. Quale gigantesco impulso abbia avuto la produzione giornaliera collettiva di tali stabilimenti lo dimostra il sapere che non meno di 4500 mobili escono da quelle fabbriche, lo che forma un approssimativa di 540,000 mobili all’anno di diverse forme, cioè sedie, poltrone, sofà, piedi di tavole ecc. Il legno ^adoperato in tali fabbriche nella più gran parte è il faggio rosso, ma s’impiega eziandio il frassino, e la querce. L’inventore di questa scoperta cessò di vivere nel 4874 in età di 76 anni. I suoi figli proseguono il colossale commercio del padre. Il sistema Thonét premiato con numerosissime medaglie e distinzioni cavalleresche, fu adottato da molte altre fabbriche ed in Vienna, ed a Pest, ed a Monaco e in altri luoghi. Tutti fecero ampi guadagni con quelle belle sedie, ma nessuno superò mai quelle dell’inventore, che adesso può venderle anche in Italia a prezzo convenientissimo , e da non temere con- 42 correnza, seppure questa non le venisse fatta dalle fabbriche di Chiavari, che, come dissi, potrebbero fargliela e con grande successo, e qui, e fuori di qui. Ma per sostenere queste concorrenze non conviene stare colle mani alla cintola e contentarsi di produrre quaranta o cinquanta mila sedie all’anno in dodici fabbriche. Fa di mestieri porsi di accordo, formare una società di tutti gli ebanisti chiavarmi, darne la direzione al più prob > ed intelligente, acquistare e inventare macchine per segare e preparare i legnami, e tessere i paglietti, e porsi in grado di produrre per lo meno, in un mese, quello che adesso producesi in un anno. Senza porsi in grado di rispondere a qualunque straordinaria ordinazione, una fabbrica non può mai far larghi guadagni, nè dar vita a commerci di grande entità , e concorrere col prezzo con le fabbriche estere. L’industre ed intelligente Thonét che nel 4856 si sarebbe trovato imbarazzato a sostenere una commissione immediata di trenta o quarantamila sedie, ha potuto per la esposizione mondiale di Vienna mettere alla disposizione della direzione generale dei lavori, e per molti stabilimenti nuovi, per oltre un mezzo milione di sedie in pochi giorni. E tutto questo senza turbare minimamente l’andamento ordinario delle giornaliere commissioni che ricevono le sue fabbriche, e che non vengono mai ricusate, qualunque possa essere il numero richiesto delle sedie, o il tempo assegnato per la consegna. Nè mi si ponga qui 1’ eccezione, che per ottenere questi immensi risultati, fa di mestieri possedere amplissimi mezzi, imperocché per dar vita a una nuova impresa non occorrono tesori, ma una buona direzione ed una savia amministrazione. Il Thonèt cominciò con poche migliaia di fiorini, ed ora le migliaia realmente si sono convertite in milioni. Perché non potrebbero fare Io stesso le fabbriche chiavarine? Sono più di trenta officine, le quali producono appena per una ! Perchè non formano una grande società, un solo fondo sociale , una grande manifattura che potrebbe produrre e spandere le sedie alla Campanino in più forti proporzioni di quelle che non fa il Thonét colle sue di legno curvato 1 ? Vorrei che questa mie parole non andassero perdute, ma che infondessero un poco di coraggio negli operosi chiavarmi, ai quali dovrebbe sempre esser presente, che separati potranno far sempre poco, uniti moltissimo, e ciò in virtù di quel vecchio assioma, che l’unione fa la forza. Ad eccezione delle sedie di Chiavari, pochi altri oggetti di semplice ebanisteria figuravano in questa sezione. Socrate Megét di Milano aveva spediti due letti gemelli, con altri mobili da camera in legno di noce d’india, con ornamenti dorati. Prima di tutto debbo avvertire che questi ornamenti essendo superflui, pregiudicavano alla bellezza dei mobili, i quali erano ben costruiti, ma difettavano di buone forme. I letti poi avevano il difetto ben grave di non potersi congiungere, per una cornice che di troppo aggettava. Malgrado ciò il lavoro 43 /✓ di ebanisteria era buono, e come tale fu premiato con lina onorevole menzione. Se invece che da Milano fossero provenuti quei mobili da altro luogo, forse avrebbero potuto conseguire a titolo d’incoraggiamento una medaglia di merito, ma l’essere prodotti di una città dove si lavora egregiamente qualunque genere di ebanisteria, e dove si dovrebbe essere più cauti nel- l’incorrere nei difetti del Megét , bastò per rendere il giurì molto più severo nel conferimento della ricompensa. Nè meno severo si mostrò per i mobili presentati da Ferdinando Po- gliani, pur di Milano— mobili di ebano nero intarsiati di avorio. I suddetti mobili a prima vista abbagliavano, ma non reggevano ad un esame minuto che si facesse di loro. E siccome nel giurì vi erano uomini intelligentissimi e competentissimi nella materia, così malgrado la difesa dei loro meriti assunta da me e dal mio collega prof. Mussini non fu possibile ottenere al Pogliani una ricompensa maggiore della menzione onorevole. Il confronto di quelle tarsìe con quelle del Gatti e del Vespi- gnani di Roma era troppo eloquente per poter convincere ognuno della equità imparziale di un tale giudizio. Milano ebbe il gran torto di spedire a Yienna mobili di grande apparenza, ma che illudono soltanto qualche dovizioso forestiere, che crede bello tutto quello che esce da un magazzino italiano, e specialmente se in quella bottega vi è l’ombra di qualche mobile dei tempi passati. Ma ad un giurì come quello di Yienna era difficile che il fulgore dell’orpello facesse talmente abbacinare la vista da farglielo prendere per oro effettivo. I lavori milanesi furono esaminati con tutta coscienza, ma anche con tutto il rigore dovuto; e se pochi ottennero splendide ricompense, la ragione è detta, e credo inutile doverla ripetere. Ebbe parimente una menzione onorevole Leonardo Gaggia di Milano per un suo mobile di ebano intarsiato in avorio e tartaruga che non mancava di eleganza e di belle proporzioni. Lodato per le sue linee archi- tettoniche, per la semplicità e buon gusto di ornati e per una assai buona composizione non che per eccellente costruzione si fu lo scaffale da libri che presentò Sem Torelli di Firenze, al quale venne conferita per unanime consenso una medaglia di merito. Uguale ricompensa avrebbe potuto ottenere Salvadore Pagano di Napoli per i suoi mobili di noce finamente scolpiti sullo stile Pompeiano. Ma adottando quello stile egli dimenticò che costruiva dei mobili destinati all’uso, e non per stare sotto una campana di cristallo. E tutti quegli ornamenti sottilissimi da lui erroneamente intagliati, erano già in parte stati rotti nel viaggio, ed altri avrebbero incorso la stessa mala sorte se quei mobili fossero stati adoperati. Tutte quelle punte, quelle sagomette aggettanti, quei festoncini erano troppo poco resistenti, e disadatti del tutto per un mobile, nel quale l’eleganza non deve esser mai scompagnata dal comodo di poterlo usare senza il continuo pericolo di guastarlo. Lo stile 44 Pompeiano poteva benissimo essere adottato dal Pagano, se egli sentivasi inclinato ad imitarlo, ma però doveva saperlo meglio adattare ai mobili, i quali richiedono sempre una certa solidità di costruzione, senza di che riescono perfettamente inutili all’uso delle abitazioni. Per questo ben giusto motivo, il Pagano non potè ottenere che una menzione onorevole, il che non è piccola distinzione in una mostra come quella di Vienna; e tale premio dovrà essergli nobile eccitamento a continuare nelle sue buone disposizioni, e a meglio adattare i suoi mobili a quel comodo uso cui sono destinati. E quello che diciamo ad esso, ci sentiamo il dovere di riferirlo anche ai mobili dello stesso genere presentati da Luigi Mastrodonato di Napoli i quali però non ottennero alcuna ricompensa, imperocché offrivano maggiore delicatezza di ornati, minore consistenza nella loro costruzione, e poca idoneità ad essere adattati all’uso, senza gravissimi inconvenienti. E adesso fa d’uopo che io parli qui delle stupende tarsie di Federico Lancetti di Perugia. I lavori del Lancetti erano ormai cogniti a vari del giuri, che aveano diviso con me l’onore di appartenere ai consigli internazionali e di Londra e di Parigi, ma per la maggior parte dei miei colleghi erano affatto nuovi, e per conseguenza fecero in questi ultimi una maggiore impressione per la loro eleganza, per il loro buon gusto, per la loro squisita esecuzione. Il Lancetti non ha che un competitore in Italia, ma soltanto nelle tarsie di avorio sull’ebano, e questo è il Gatti di Faenza dimorante a Roma, del quale parleremo a sua volta. Ma il perugino intarsiatore non ha chi lo eguagli per il massimo buon gusto che presiede costantemente a tutti i suoi lavori, e siccome questa verità fu unanimemente consentita dall’intiero giurì, così fu deliberato per premio dei suoi bellissimi lavori e in avorio, e in legni colorati, la medaglia del buon gusto. Nè qui credasi, come da alcuni è stato erroneamente interpretato, che una tale distinzione fosse inferiore alla medaglia di merito, e ciò perchè nell’elenco delle ricompense è stata posta la penultima. Tutte le medaglie conferite alla esposizione Viennese avevano il medesimo valore: soltanto la denominazione era diversa. E quando uno, per esempio, riceveva medaglia di buon gusto, della quale si era avarissimi, ciò indicava che i lavori di quell’espositore avevano un merito specialissimo, quale era quello di aver raggiunto la più grande eleganza, il massimo grado di perfezione nel disegno, nelle forme nell’insieme. Il solo diploma di onore era superiore a tutte le altre distinzioni, e veniva accordato solo a quei produttori che avendo ormai raggiunto la massima perfezione nei loro lavori, avendo ottenuto ovunque premi di primo grado, e arrecando colla loro industria benefìzi indiscutibili alla società, non potevano ambire che ad una specialissima dimostrazione di stima, che veniva determinata da quel gran diploma. Che la medaglia del buon gusto fosse una distinzione molto meno 45 comune delle altre, si rileva principalmente dal vedere con quanta parsimonia fu accordata dal giurì, il quale fu molto meno severo per quella di semplice merito. E se l’amor proprio di qualche espositore si è trovato offeso da questa ricompensa, ciò altamente duole al giurì, il quale ebbe in animo ben diversi intendimenti, quando deliberò a pochissimi espositori tanto la medaglia del progresso, che quella del buon gusto, le quali eguali nel valore, stavano però a rappresentare due essenzialissimi meriti in coloro che avevano saputo guadagnarle. Tanto la medaglia del progresso, che quella del buon gusto stavano e stanno a chiaramente indicare, che oltre il merito generale di un lavoro il giurì vi aveva riscontrato o il requisito del progresso, o quello del buon gusto. Le tarsie del Lancetti erano di due specie : alcune erano condotte in madreperla e metalli sopra l’avorio, sul sistema delle antiche pergamene lumeggiate, e di queste singolari tarsie può dirsi, senza tema di esser contraddetti, che egli è stato il primo a introdurle e perfezionarle. E di fatti lo stile elegantissimo presentato alla mostra universale di Vienna, non era che una variatissima riproduzione di altro stipetto eseguito dal medesimo autore, ed acquistato da S. M. il Re d’Italia, che si compiacque accordare la sua Augusta protezione al Lancetti, concedendogli il titolo di regio intarsiatore. Le altre bellissime tarsie di questo artista sono in legni colorati, e queste erano rappresentate da un pregevolissimo piano di tavola, il quale aveva una grande analogia con altro esposto nella grande esposizione di Londra del 1862, e che pure venne acquistata dal magnanimo nostro Re. Nulla di meglio inteso poteva vedersi del disegno elegantissimo di quel tavolino} niente di meglio eseguito, niente di più piacevole effetto dell’armonia che regnava in tutte le parti di quel largo disco. L’egregio autore vivendo in una città ove abbondano antiche meravigliose tarsie dei secoli aurei per quell’ arte, ha potuto in esse ispirarsi, e chiamato a restaurarne la maggior parte , ha saputo meglio di un altro studiarne i processi, ammirarne le bellezze, superarne le difficoltà, modificarne e migliorarne l’effetto. A Federigo Lancetti dal 4861 ad oggi non sono venute mai meno le dimostrazioni luminose di pubblica benevolenza, e quantunque volte i suoi lavori comparvero in pubbliche mostre, sempre furono festeggiati e premiati con ogni maniera di onorificenze 6). Nè giova sperare che la medaglia del buon gusto guadagnata a Vienna sarà l’ultima distinzione che gli sarà stata concessa, ma contribuirà efficacemente a procurargliene altre, che sempre più lo potranno rendere lusingato e soddisfatto. (1) Vedi Finocchietti: Relazioni delle Esposizioni del 1861, 1862 e 18W. 46 Una buona scuola di tarsia manca quasi affatto in Italia, e se il Gatti ed il Lancetti non fanno qualche allievo che sappia imitarli , verrà un giorno che questa nobile ed antichissima arte professionale si troverà nuovamente abbandonata ai mestieranti, come disgraziatamente lo è adesso in molte città italiane l 1 ). Mentre in Italia si esercita su larga scala e con grande progresso l’intaglio in legno, la tarsìa ha pochi eccellenti maestri, e pochissimi allievi. Tutti gli ebanisti la pretendono ad intarsiatori, ma il cielo ne liberi da quell’accozzaglia di pezzetti di legno messi insieme alla peggio, e che non hanno altro pregio, tranne quello di smaglianti colori. Havvi qua e là qualche buono intarsiatore, ma diffìcilmente vedonsi pregevoli opere, e quasi tutte provengono da Roma, Perugia, Milano e Brescia. Come più sotto accenneremo, ora in Siena si è cominciato ad attendere nuovamente alla tarsìa, ed è questo un solennissimo benefizio per l’arte, conciossiachè è di là che surse questa nobile arte insieme all’intaglio: è là che tuttora gelosamente si custodiscono le preziose opere di Niccolò de’ Cori, del Barili, di Giovanni da Verona , di Raffaello da Brescia, e di tanti altri celeberrimi intarsiatori. E di là che si partirono i primi restauratori dell’ arte del legno nel secolo attuale; è di là in fine che i più distinti intagliatori italiani hanno attinte le prime ispirazioni del beilo e dei buouo. Sarebbe una grande ventura se in quella gentile città sorgesse una buona scuola di tarsìa in legno che consolidasse meglio quest’arte fra noi e ci allevasse degli alunni che sapessero coltivarla con solerzia, intelligenza e buon gusto ! E sarebbe desiderabile che ne prendesse l’iniziativa quel valentissimo direttore della R. Accademia di Belle Arti, che è il prof. Luigi Mussini, che meglio di ogni altro potrebbe dirigerla. E con questo voto sincerò chiudo il mio dire su questa sezione e passo ad altre. Sezioni C e D. — Queste due sezioni non avevano riuniti se non dieci espositori, dei quali a me non riuseì di vedere che i lavori di un solo, Augusto Rizzi di Milano, che appartenevano alla sezione D. Mi parvero meritevolissimi di considerazione , e di fatti i miei colleghi destinati all’ esame di quella sezione, pare che dividessero non solo la mia opinione, ma che restassero pienamente convinti del progresso che aveva fatta in Italia quell’ industria , imperocché assegnarono al suo distinto produttore la medaglia del progresso , unica distinzione di tal genere che ebbe il gruppo Vili. Tali lavori consistevano in tende ad uso di persiane, che a Milano si lavorano egregiamente ; e rammento con piacere di averle ammirate eziandio allorquando nel 1871 ebbi 1’ onore di (1) Vedi Finoccbietti : Della scultura c tarsia in legno. Tipi Barbèra. Firenze, 1873. 47 appartenere al giuri di quella esposizione nazionale. — Ricordo anche di averne veduto di non meno belle a Torino, e in qualche altra città della Lombardia. Ma a Vienna non comparvero che quelle del milanese Rizzi, e furono premiate nel modo distintissimo che ho accennato. La industria dei cappelli di truciolo è fiorentissima nelle provincie Milanesi, e alimenta gran numero di famiglie. Ho avuto occasione di vedere nel 1861 alla prima esposizione italiana in Firenze bellissimi lavori fatti nelle più alpestri giogaie degli Appennini, e quello che mi colpì si fu il modicissimo prezzo loro, che, se non erro, era perfino di cinquanta centesimi per ciascun cappello. Non so se i lavori di truciolo presentati a Vienna erano migliori, e sarei stato ben contento di averli potuti esaminare. Sezione E. — Grandemente importante esser doveva per l’Italia questa sezione; avvegnaché molto bene si lavorano in molte sue provincie i mobili impiallacciati e decorati di tarsìa. Ma alcuni di questi, e certamente bellissimi figurarono, come notammo, nella sezione B. Malgrado una tale mancanza, questa sezione contava 37 espositori, dei quali uno ottenne il diploma d’onore, uno la medaglia del buon gusto, quattro la medaglia del merito, e dodici la menzione onorevole. Fu a Giovan Rattista Gatti di Faenza dimorante a Roma, che il giurì decretò unanimamente di concedere il diploma d’onore. Le ragioni cha persuasero a conferire quella somma distinzione erano facili a spiegare da chiunque avesse esaminato le sue maravigliose tarsìe di avorio sull’ebano nero. — Molti erano gli oggetti presentati da questo valentissimo intarsiatore, e l’uno non era inferiore all’altro per bellezza di composizione, per eleganza di forma, per buon gusto di disegno, per eccellenza di esecuzione. Il Gatti era ormai un nome conosciuto a molti del giurì, e fino dall’Esposizione internazionale del 1862 aveva rivelata una gran potenza a far bene ; nè l’aspettativa cbe si ebbe dei suoi progressi fu mal fondata, imperocché in quasi tutte le successive mostre esso si dimostrò sempre primo nell’arte sua, e a Vienna ha dimostrato chiaramente che ben difficilmente può farsi di meglio. Alcuni poco benevoli al Gatti apposero a di lui carico che egli non sempre è l’autore dei disegni che eseguisce mirabilmente. E se ciò fosse vero, una buona dose del di lui merito verrebbe certamente a scemare, ma non per questo rimarrebbe minore il suo merito d’inlarsiatore, il quale da nessuno può essergli contrastato e che ciascuno trova superlativo. Ammettendo per conseguenza che i suoi detrattori potessero avere ragione, e che non tutti i disegni eseguiti dal Gatti sieno opera sua, ciò non farebbegli grandissimo torto, conciossiachè non tutti i più famosi intarsiatori dei secoli passati furono disegnatori, e credo aver ciò abbastanza dimostrato in altra mia recente pubblicazione (ù. (1) Vedi Fikocchieiti : Della scultura e tarsia in legno. Firenze, tipi Barbèra, 1873. 48 Sarebbe desiderabile che l’addebito apposto al Gatti non fosse vero, giacché è poco perdonabile ad un artista, come esso certamente è, di doversi prevalere degli altrui disegni per eseguire quelle stupende ed elegantissime tarsie. Ma, posto anche che ciò sia in parte vero , giova sperare che d’ ora innanzi questo valoroso intarsiatore vorrà maggiormente destinare il suo studio alla composizione di nuovi disegni, i quali basandosi sui modelli già eseguiti felicemente, non potranno certamente esserne inferiori per bellezza. Vuoisi ancora che il Gatti non abbia allievi, e che poco si curi di averne; e questa poi sarebbe una più grave sventura per l’arte, essendoché maestri come lui difficilmente s’incontrano, e dovrebbe per conseguenza sentire più fortemente il dovere di rendere altri capaci di saperne continuare le belle tradizioni artistiche. E tanto più sarebbe questa deplorevole cosa, in quantochè, come altrove avvertiva, difettasi attualmente in Italia di una buona scuola di tarsia in legno ; e duole che anche i bresciani intarsiatori da qualche tempo lascino invano desiderare i loro lavori. Brescia, come ognuno sa, ha sempre avuto celeberrimi intarsiatori che hanno saputo imitare il suo famoso fra Raffaello, allievo e compagno di fra Giovanni da Verona. E i Rosani ed i Massini recentemente fecero maravigliare mostre universali e nazionali coi loro venustissimi lavori. Ma non so per quale motivo dal 1861 in poi non ho potuto più avere la soddisfazione di piu nulla vedere di loro. Chi mai ha mancato all’ appello, è stato l’operoso quanto poco fortunato Alessandro Monteneri di Perugia, giovine ardito, intraprendente, pieno di solerzia e di capacità, abilissimo esecutore, ma anche lui poco valente nel disegnare. Il Monteneri si consacrò alla tarsia a figure, alla grandiosa allegoria storica, ed esegui mirabilissimi lavori, dei quali ebbi altre volte a parlare con estrema compiacenza, conciossiachè sempre furono soggetto di meritati encomii e distinzioni lusinghiere (Ù. Nè a Vienna fu minore il successo che ottenne il bravo Monteneri presentando all’esame di quel giurì il suo portentoso quadro, rappresentante il trionfo di Aureliano, disegnato dal prof. Domenico Bruschi di Perugia. L’esecuzione di quella tarsia è buonissima, e se in alcune parti il fondo delle mura fa poco risaltare i personaggi del seguito di Aureliano, ciò è più difetto del disegno, che dell’intarsiatore, il quale male avrebbe saputo rendere col legno gli effetti, che non riuscì a dare il pennello. Ad onta di queste leggerissime pecche, che non è la prima volta che io (1) Vedi Finocciiietti : Opere citale. faccio notare t 1 ), il giurì fu unanime nel costatare i meriti di quell’ artista, cui assegnò una medaglia di merito. Dopo vari giorni da quella deliberazione, il Monteneri giunse inaspettato a Vienna, con altro non annunziato, ma importantissimo lavoro, che, attesa l’assoluta mancanza di spazio nella sezione italiana, non potè essere esposto e per conseguenza neppure esaminato dai giurati. Ciò forse non avrebbe minimamente influito sulla premiazione già fatta, ma poteva essere argomento di nuovi encomii all’abilità dell’artefice, e forse anche di probabile Rendita, giacché quel nuovo oggetto era una culla per bambini. Ma la fortuna che ha sempre poco arriso a questo intelligentissimo giovine, pare che anche in questa occasione si piacesse a tenergli il broncio, e far perdere qualunque speranza di onesto guadagno alle sue povere e lunghe fatiche. E senza potere ottenere neppure di far vedere quel suo nuovo lavoro, gli fu giocoforza ricondurlo seco a Perugia, rimanendo passivo delle spese di un lungo viaggio senza resultato veruno. Un nuovo intarsiatore si presentò sulla grande arena industriale di Vienna, nella persona del senese Salvadore Barni. Era questa la prima volta, che io vedeva lavori suoi, e quello che presentò fu certamente tale da fermare l’attenzione, e per la castigatezza ed eleganza del disegno, e per la perfetta esecuzione della tarsia a legni colorati. Il tavolino ottangolare esposto da questo valentissimo artista, fu da ognuno altamente encomiato per altissimi pregi che aveva, ma tutti dovettero lamentare l’esorbitanza del prezzo, che venivane chiesto, e che fu sul principio di lire ottomila. Una simile esagerata pretesa ebbe la sua punizione dal non essersi presentato veruno acquirente che neppure facesse una offerta per quella tavola. Il giurì, trattandosi di un oggetto di lusso, il prezzo del quale non poteva influire sul modo di esser premiato, conferì al Barni per gli speciali meriti riscontrati nella sua tarsia una medaglia del buon gusto, nè tale distinzione poteva essere meglio appropriata sotto ogni rispetto. Speriamo che l’aver ridotto il prezzo di quella tavola, sebbene un poco tardivamente, possa avergliene procurata la vendita. Ma che il ritardo di questa vendita sia almeno una efficace lezione per dissuadere gli espositori dal chiedere prezzi eccessivi dei loro lavori, che poi finiscono coll’invecchiare nelle loro botteghe, e restare là come un costante rimprovero alla loro irragionevole cupidigia, e alla folle credenza che nel mondo abbondino più gl’inesperti che gl’intelligenti estimatori del bello, del buono e del giusto. I fratelli Gomez di Venezia presentarono un bell’ armadio di ebano nero ornato con bronzi e pietre dure. Essendo stata trovata assai buona (1) Vedi Finocchietti : Della tarsia e scultura in legno. Firenze, tipi Barbèra, 1873. Fjnocchietti — Industria del legno. 4 so la sua composizione, ed elegante la forma degli ornati, fu premiato con una medaglia di merito. La stessa ricompensa ottennero i bellissimi mobili intagliati in ebano di Raffaelo Vespignani di Roma. Lo stipo intagliato a figure era egregiamente lavorato e composto, buono fu riscontrato il disegno, solida la costruzione, insomma parve al giurì che a buon diritto quell’espositore potesse annoverarsi fra i migliori,ed a tal uopo unanimemente gli concesse la sur- ferita distinzione. E tanto più si persuase a concedergliela in quanto che non era quello il solo lavoro bello del Vespignani, ma gli andava compagna una graziosissima cornice, che a parer mio possedeva più merito ancora dello stipetto. 11 Vespignani e i fratelli Gomez non avevano mai concorso a nessuna mostra mondiale, e con piacere il giurì salutò questa loro prima soddisfacente comparsa, che di buon grado mi auguro non debba essere l’ultima, che mi presenti opportunità di poter consacrare qualche pagina a loro lode. I veneziani Fortunato Gianni e Antonio Camuffo presentarono dei buoni quadri intarsiati con legni naturali ed esprimenti vedute venete e figure di un assai buon effetto. E se non vi fossero stati confronti di altre migliori tarsie, certamente i giurati sarebbero stati meno severi nell’accordar loro una ricompensa che non potè essere maggiore dell’onorevole menzione. Credo però che in qualunque altra occasione i lavori di quei due bravi veneti potranno giustamente ottenere più larghe ricompense. II giurì internazionale di Vienna fu con tutti severo e imparziale, ma più specialmente poi con quelle nazioni, che come l’Italia aveano fama di essere maestre in certe determinate arti. Le cose che avevano le pecche più leggiere, e che ad un’altra nazione non venivano addebitate, per l’Italia erano un motivo di maggiore difficoltà per ottenere un premio. Il mediocre non era ammesso ad una nazione come la nostra, maestra sempre di ogni arte e gentil disciplina. Si è per queste ragioni che molti altri espositori si ebbero la menzione onorevole, anziché la medaglia di merito. Il mobile grandioso di ebano intarsiato di avorio ed ornato di pietre dure che espose Mauro Mauprivez di Milano non ottenne a Vienna il successo che ebbe in patria. Troppi, e troppo sfavorevoli per esso furono i confronti con altri mobili italiani e stranieri, varie le maniere di giudicare delle sue forme, e della sua parte di ebanisteria: infine la maggioranza più propensa a concederle una menzione onorevole, la vinse sopra la minoranza che desiderava conferirle una medaglia di merito; e la prima distinzione fu quella adottata dal giurì di gruppo. Uguale sorte toccò ai moltissimi e pur graziosi mobili intarsiati a vaghi colori dall’udinese Pietro Ferigo, che io aveva avuto luogo di commendare e vedere giustamente premiati alla esposizione nazionale di Milano del 1871. Ma là dovevano sostenere modesti confronti; qui invece la palestra 51 era troppo grande per poter vincere tutti i contrasti che si opponevano ad una completa vittoria. I mobili del Ferigo non cessarono per questo dall’essere apprezzati, e visti di buon viso, ma non poterono però ottenere una ricompensa maggiore della menzione onorevole. Belle tarsie a figura furono eziandio giudicate quelle del savonese Vincenzo Garassino, e come tali premiate con menzione onorevole. Di lunghissima discussione furono poi argomento i piccoli r/.obili intarsiati del Gargiulo di Sorrento, che posseggono la grande specialità di rappresentare scene e costumi nazionali a minutissime tarsie dei più vaghi colori. Svariatissimi sono gli oggetti che escono dalle officine del Gargiulo, e tutti dal più grande al più piccolo offrono graziose forme, ingegnosi meccanismi per servire a più usi, buona esecuzione, e prezzi anche economici. Tutti questi requisiti sembravano dover fare una certa favorevole impressione nell’animo dei giurati, ma la loro inclinazione ad essere piuttosto severi che soverchiamente condiscendenti non fece che determinare una votazione, il di cui resultato si fu una menzione onorevole. Più fortunato si fu Antonio Catalano di Palermo, che espose una elegante giardiniera con acquino, intarsiata con molta venustà a madre- perla e metalli, ed alcuni tavolini ornati di consimili tarsie combinate con grande abilità ed ottimo effetto. Questi lavori avevano senza alcun dubbio essenzialissimi meriti, e tutti fummo concordi nell’apprezzarli, e nel crederli degni di una medaglia di merito, che infatti venne senza grandi ostacoli conferita. Ed io registro qui con piacere questa ben giusta ricompensa concessa al bravo Catalano, i di cui graziosi lavori ebbi luogo di vedere e giudicare altre volte, e che ho rivisti sempre più migliorati in questa solenne occasione. E con tanta maggiore soddisfazione consacro queste poche parole all’operoso isolano, in quanto che questa volta ho veduto meglio apprezzati i suoi lavori coi quali cerca d’imitare sotto altra foggia gli antichi ìieux Laques. Che questa onorata ricompensa possa essere largo compenso al benemerito Catalano del rammarico che ebbe a soffrire a Parigi nel 1867 col nonavere ottenuta veruna ricompensa ! Nè quella di Vienna gli fu concessa senza subire grandi e pericolosi confronti con mobili splendidissimi di simil genere fatti dall’olandese Rriiger, i quali certamente per molti rapporti erano superiori in merito e bellezza. Ma i lavori olandesi erano per la maggior parte intarsiati con preparazioni di cartoni pietrificati, e quelli del Catalano erano condotti sul legno, e per conseguenza di una natura affatto diversa. Nè soltanto l’Olanda aveva presentati stupendi mobili e suppellettili imitanti, con smaglianti colori di madreperla, i Fieux ìaques, ma nella sezione inglese e in quella egiziana ve ne erano dei magnifici. Lo stile orientale adattato a quelle mobilie le rendeva oltremodo non tanto originali quanto ricche, e fermavano bene a ragione l’attenzione di ognuno. 52 Nè qui posso tacere delle maravigliose opere in Fieux laques della China e del Giappone, nelle quali ognuno riconosceva la dovuta supremazia per la loro superlativa bellezza. Non ho mai veduta una collezione di mobili moderni chinesi e giapponesi più bella di questa : dal più piccolo oggetto si andava al più grandioso paravento, dal più semplice disegno al più complicato dalla tradizionale foglia di palma, alle vedute di pagode, di giunche, di moschee, di paesi intieri, e il tutto poi corredato di animali fantastici, di figure umane, di uccelli, di rettili, di una infinità di ornati e rabeschi. Come ciascun vede i confronti che dovevano sostenere i mobili dei Catalano erano molti, e di altissimo momento, per cui maggiore debbe essere in lui la compiacenza di avere ottenuta la medaglia di merito. Avrei grandemente desiderato che al tavolino rotondo con ornati intarsiali a legni colorati eseguito da Francesco Grandi di Cagliari fosse toccata eguale ventura, tanto più che anche esso a Parigi non aveva potuto conseguire alcuna distinzione. Ma mentre fu riconosciuto avere esso progredito nella sua professione, non fu riscontrato avere raggiunto ancora la perfezione desiderata, e per conseguenza non gli venne concesso che un diploma di onorevole menzione. Degne di lode speciale furono due poltrone intarsiate con gusto dal senese Vincenzo Corsi del quale altre volte ebbi a citare lavori stupendi l 1 ). Ma anche verso di esso il giurì fu forse soverchiamente severo coll’accor- dargli una sola menzione onorevole. Quelle sedie, a parer mio, erano meritevoli di una maggiore distinzione; ma contro il parer di un giurì composto di tante autorevoli e competenti persone era difficile potere ottenere tutto quello che si sarebbe desiderato. Ebbero pure una onorevole menzione i mobili di Benedetto R.oma- gnani di Pistoia, che avrei amato meglio veder collocati nella sezione della vera e propria ebanisteria, e dove forse era intenzione dell’espositore di essere giudicato. Come lavoro di ebanisteria i mobili del pistoiese Romagnani erano buoni, ma non poteva dirsi altrettanto delle intarsiature, che certamente erano inferiori a molte altre. Nondimeno la fabbrica Romagnani è ormai nota per eccellenti mobili di uso comune, che costruisce in grande quantità, e che vengono spediti in varie parti, con soddisfazione e successo. È una delle buone officine della Toscana, e come tale è stata premiata ovunque ha spediti i suoi pregevoli prodotti. Un elegante stipo di ebano intarsiato in avorio e pietre dure presentarono i fratelli Piantini di Venezia; ma, attese alcune mende di buon gusto negli ornati, il giurì non stimò conveniente di accordargli ricompensa maggiore della menzione onorevole. (1) Vedi Finocchietti : Opere citate. 53 Vari altri espositori veneti avevano spedite belle collezioni di lavori, ma a nessun altro venne concessa ricompensa, malgrado che più volte fosse stata richiamata su di essi l’attenzione del giurì. Fui invitato però a voler ricordare in questa relazione un grazioso mobile intarsiato del Puppolin, e un tavolino ugualmente ornato di tarsie di Giovanni Piazza. Circa ai grandiosi e svariati mobili esposti dal Gug- genheim, non deve far meraviglia se non furono ricompensati, giacché il loro proprietario più che un fabbricante, è un negoziante di mobili ed oggetti antichi, che egli acquista or qua or là per rivendere poi a facoltosi forestieri. I vistosi lucri che egli fa in queste vendite, sono il vero premio al quale egli può aspirare, ma non a quello di una esposizione industriale, ove più che il capitale, si ricompensa il lavoro. La vendita fatta di una sua grande specchiera a S. M. il Re d’Italia deve essergli stato largo compenso alle spese sostenute per inviare a Vienna quei suoi mobili. Bellissimi ed eccellenti bigliardi espose l’ormai ben nolo Antonio Lu- raschi da Milano, il quale era già conosciuto in Vienna fino da quando le provincie lombarde erano soggette all’austriaco dominio. Festeggiato in ogni mostra, non poteva non esserlo in questa, quantunque moltissimi fossero i confronti che ebbe a sostenere. Poche furono le nazioni che non avessero esposti bigliardi: se ne videro di tutte le grandezze, e perfino col piano di grosso cristallo senza panno. Ve ne erano dei colossali, dei piccoli, dei ricchissimi, dei modesti, insomma per tutti i gusti dei giocatori. Quelli però del Luraschi non andarono secondi a molti altri, e riscontrati dagli esperti per buoni furono premiati con medaglia di merito. Il bigliardo di Antonio Danesi di Forlì e più le sue belle stecche collocate in elegante mobile, attrassero l’attenzione del giurì ; ma gli esperti furono di avviso di dovergli conferire soltanto la menzione onorevole. Ed uguale ricompensa per unanimità di voti fu deliberata per le stupende, stecche da bigliardo, egregiamente eseguite a htrga tarsia di legni diversi ed avorio, e lavorate con solidità singolare e iodevolissimo buon gusto da Giovanni Montanari di Reggio di Emilia. Sezione F. — Due soli espositori comparvero in questa sezione, e di questi uno fu premiato con menzione onorevole. Tale ricompensa si ebbero i fratelli Guglielminetti di Torino per le loro fiaschette di legno tornito, con tracolla, e senza, che presentavano unito alla stabilità un prezzo vantaggioso che variava dai 70 centesimi alle lire due e venticinque centesimi l’una. Sezione G. — A forma della classificazione ideata dalla Commissione imperiale, questa sezione del gruppo Vili doveva essere la più importante, come quella che era destinata a contenere tutti quegli oggetti in legno, i quali se uon possono venir confusi colle arti belle, perchè aventi scopo e natura diversi, tuttavia vi sono congiunti per il lato importantissimo delle 54 forme esteriori. Ma non tutti i lavori intagliati e scolpiti furono collocati in questa sezione, e di alcuni dovemmo già tenere parola, avendoli altrove incontrati. Quanto sia antica e famosa in Italia l’arte d’intagliare il legno, quanto questo paziente lavoro abbia resi celebri moltissimi artefici dei secoli passati, come la gentile Siena sia stata sempre la florida cuna di questa nobile professione, credo di averlo chiaramente dimostrato in altri miei scritti ( l ), e più diffusamente nella mia recente pubblicazione sulla scultura e tarsia in legno degli antichi tempi ad oggi ( 2 ). Ma avendo promesso in questa ultima mia opera di voler cogliere qualunque opportunità per ampliare o rettificare le notizie già date intorno questa vetustissima arte, cosi mi credo in obbligo di dover qui registrare qualche nuovo cenno intorno ad antichi lavori di legno, che fin qui erano rimasti ignorati o poco conosciuti. Nè penso poter esser ciò riguardato come un fuor d’opera, ma un utile compimento a quanto dissi sulla scultura in legno, ed una nuova occasione di studio per coloro che si applicano a questa arte gentile. Le grandi mostre artistiche industriali che si sono succedute dal 4861 ad oggi hanno provato ad evidenza che in Italia, più che in qualunque altro paese, riesce indispensabile agli artefici il curare le qualità estetiche dei loro lavori, per poter meglio vincere qualunque estera concorrenza. I mobili nostri scolpiti e intagliati in generale, mentre sono pregevoli per solidità e cura nella esecuzione, peccano qualche volta per miscuglio di uno stile coll’altro, per dissonanza di linee, per poca armonia in tutte le loro parti. Questo complesso di errori offendendo il sentimento estetico, sacrifica spesse fiate ancora la sostanza stessa dell’opera, ossia l’uso al quale deve servire; e di leggieri dimostra come la mente dell’operaio si trovi errante nella ricerca di un tipo che gli manca, e che non gli riesce a creare per insufficiente cultura, e per mancanza di studi relativi. Essendo questo un fatto innegabile, e che ogni giorno si rinnuova, più forte sento il bisogno di chiamare la mente dei giovani operai allo studio degli antichi modelli, e più grande il dovere di loro indicarli. E tanto più mi sento spinto a porgere nuovi esempi da seguirsi agli studiosi, in quanto che anche nella recente esposizione di Vienna abbiamo dovuto toccare con mano, che quest’industria del legno presso altri popoli è molto più accuratamente coltivata di quello che non lo sia fra noi. E di fatti troviamo in esteri paesi una varietà forse minore di forme nei lavori, ma quasi sempre irreprensibili dal lato artistico, perchè grandemente studiate. Nè quella costanza di predilegere modelli, che il gusto (1) Vedi Fisocchietti: Opere citate. (2) Idem. 55 e l’esperienza hanno accettati come buoni, deve rimproverarsi, giacche contribuisce grandemente a imprimere in quei prodotti il carattere nazionale. A questo grande risultato hanno potentemente contribuito in Inghilterra, in Francia ed in Germania le istituzioni di pubbliche raccolte di modelli dell’arte di ogni genere, d’ogni età e d’ogni paese, dove l’operaio vedendo rappresentata la storia della sua industria, e della sua idea, può giovarsi dell’altrui esperienza, correggere i propri errori, e trovare il tipo che gli occorre, educarsi al sentimento del bello e del buono, e dare un notevole impulso alla propria professione. L’operaio italiano non va secondo a nessuno altro per diligenza ed intelligenza, e per questo non conviene fargli mancare occasioni di studiare quanto si fece di eccellente dai suoi predecessori nell’arte, e indicargli giornalmente i modelli che deve studiare, e accennargli ove può trovarli. Credendo avere cosi dimostrata l’utilità di questa pagina di storia antica che ho stimato dicevole dover far parte integrante di questa relazione, vengo alle notizie, che mi è stato concesso di rinvenire mercè specialmente la graziosa cooperazione dell’erudito e chiarissimo prof. Gaetano Milanesi, al quale qui ne rendo pubbliche grazie. Fra i maestri di legname che più si distinsero in Firenze nel 1400, e cronache storiche rammentano un Antonio Manetto, nato in questa città nel 1402 da un Manetto Ciaccheri. Abilissimo nell’intaglio quanto nella tarsia in legno, esercitò a vicenda queste due distinte professioni a seconda delie opportunità che gli si paravano dinnanzi. Fra il 1436, e il 1445 esegui in compagnia di Lazzaro d’Arezzo una parte dei bellissimi armadi della Sagrestia di Santa Maria del Fiore, che poi furono completati da Giuliano e Benedetto da Maiano. Si è potuto riscontrare anche che nel 1456 intagliò per la sala di udienza dell’arte di Calimara un tabernacolo di legno per un cólmo di Mostra Donna 6). Esegui pure gli ornamenti dell’organo della Nunziata in Firenze coi disegni di Leon Battista Alberti ( 1 2 ) ; e soprintese alla costruzione del coro di quella chiesa seguitando il disegno del Brunellesco. Alcuni hanno scritto che Antonio Manetto fosse la stessa persona che il Grasso legnaiuolo, tanto famoso per la burla fattagli dal Brunellesco, che gli fece dubitare della propria identità di persona; ma il Grasso fu invece Manetto di Iacopo Ammannatino nato nel 1384 e morto, credesi, in Ungheria. (1) La parofa colmo significa la parie superiora delle tavole antiche dipinta, ove solevasi effigiale nna figura distinta dal resto del soggetto del quadro. (2) Vedi Vasari : Vita dei pittori e scultori. Edizione Lemonnier, 183", T. IV a 61. 56 Infine il Manetto non andò soltanto celebre per i suoi lavori in legno, ma per essere stato un abilissimo architetto. Di fatti fu capomaestro della cupola e della lanterna di Santa Maria del Fiore e di Santo Spirito. Per tutto quanto riguarda le opere diverse architettoniche di questo valentuomo, da molti ignorato come intagliatore, può riscontrarsi il Vasari nella sua vita, e nelle illustrazioni fattevi dal Milanesi nella edizione Lemonnier del 1857. Un altro valentissimo artista fiorentino, rimasto lungamente quasi ignorato per grande ingiuria della fortuna si è Francesco di Giovanni di Francesco, il quale per essere alto e complesso della persona fu detto il Francìone, onde i suoi discendenti si chiamarono de’Francioni. — Il benemerito Milanesi, al quale debbonsi in particolar modo le notizie raccolte intorno a questo maestro di legname e architetto fiorentino, così si esprime 6): « Nacque nel 4428 in Firenze. La sua prima professione fu » il legnaiuolo ed il lavorare d’intagli e tarsia, nel quale esercizio egli » si acquistò tanto credito, che molti giovani desiderosi d’imparare quella l’arte andavano alla sua bottega, tra i quali, per dire de’ migliori, fu- » rono Francesco d’Angiolo detto la Cecca , Baccio Pontelli, e Giuliano » ed Antonio da Sangallo che, oltre essere stati buonissimi intagliatori » di legname, riuscirono poi famosi architetti ed ingegneri. » La prima cosa di legname che facesse il Francione, della quale » s’abbia notizia, fu nel 4462 il coro di noce con intagli e lavori di com- » messo per la chiesa della Nunziata. Nell’anno dipoi riattò gli armadi » della sagrestia di Santa Maria del Fiore, che fino dal 4440 (come di- » cemmo) avevano lavorato Antonio Manetto e Angelo di Lazzero d’Arezzo, » rimettendovi più pezzi in certi compassi, e nettandoli tutti. Costruì » ancora nel 4474 in compagnia di Giuliano da Maiano, e di Francesco » di Domenico detto Moncialto, il nuovo coro di legname della detta » chiesa, la cui forma si vede nella medaglia della Congiura de’Pazzi, » intagliata da Antonio del Pollaiolo. » Fra il 4477 e il 4478 lavorò nel Palazzo della Signoria di Firenze » tutte le panche e spalliere del luogo che dicevasi segreto; quelle della » Sala del Consiglio, e nel 4480 insieme al detto Giuliano la bellissima » porta di legname di tarsia e d’intaglio della sala d’udienza. » Delle molte e importanti opere architettoniche, per le quali andò giustamente celebrato il Francione dai suoi concittadini, che nel 4488 lo posero al servizio del pubblico come ingegnere e maestro di legname, distesamente ne seguita a parlare il chiarissimo Milanesi, e chiunque avesse vaghezza di conoscere la natura di quelle può consultare l’opera da me citata, e dalla quale ho fedelmente estratto quanto si riferiva a questo valentuomo come intagliatore di legno. (1) V«di scrittura d’artisti italiani fotografata, 0a dispensa. 57 Solo aggiungerò che egli pervenuto alla età di 67 anni, rese l’anima al suo creatore sulla fine di luglio del 4495 e a cura dei figli Battista, Tommaso e Lorenzo ebbe onorata sepoltura in Firenze nella chiesa di S. Michele Yisdomini. Fra gli scolari più celebri che ebbe il Francione, le cronache del tempo citano a buon diritto Francesco d’Angelo detto la Cecca, il quale nella sua giovinezza era buonissimo legnaiuolo, la qual denominazione allora s’intendeva nel senso il più largo, cioè maestro e lavoratore di legname d’ogni genere ed uso. Molti furono i lavori eccellenti che egli fece, e tutti di una tale bontà da meritargli di essere provvisionato in perpetuo dalla Signoria di Firenze, per la quale molto e bene operò. Da una provvisione del 4 febbraio 4484 apparisce come egli eseguisse le spalliere, le panche con cornicione, fregio, architrave, cornice morta e tarsia nella sala dei settanta. Fece inoltre molti ingegnosi ordegni e macchine da guerra ed assedio, il carro della zecca, o della moneta, che fu distrutto con altri al tempo del Governo Francese in Firenze, e mori all’assedio di Pianealdoli in età di 41 anno, come rilevasi dal seguente epitaffio conservatoci dal Vasari, posto sotto il suo ritratto in San Piero Scheraggio, ove ebbe onorata sepoltura. Fabrum magister Cicca NATUS OPPIDIS, YEL OBSIDENDIS YEL TUENDIS, HIC JACET VIXIT AN. XXXXI , MENS IV, DIES XIV OBIIT PRO PATRIA TELO ICTUS PIAE SORORES MONÌMENTUM FECERUNT MCCCCXCIX. Tanto il ritratto quanto l’epigrafe andarono distrutti nel 4561 quando fu atterrata parte della chiesa nominata. Altro distinto allievo del Francione fu Baccio Pintelli o Pontelli, il quale visse e abitò in Roma ai tempi di Sisto V, dal quale fu grandemente protetto. Architetto valentissimo non sdegnò la primitiva arte dell’intaglio in legno, che esercitò specialmente in Roma. In una chiesa di Urbino lavorò alcune tarsie, delle quali non posso affermare se esistano traccie. Dai documenti riportati dal Gaye apparisce aver egli fatti molli lavori nella sala grande del palazzo della Signoria in Firenze, che più non esistono Cessò di vivere fra il 4490 e 4491. Giuliano ed Antonio da Sangallo praticarono pure nella bottega del Francione, e molto lavorarono di legname con quel loro valentissimo maestro. Giuliau nacque nel 4443 e dette splendido saggio della sua capacità. 58 d’intagliare ed intarsiare il legno nei lavori a prospettiva condotti maestrevolmente nel coro della primaziale pisana, ove lavorarono eziandio, come altrove ebbi luogo di dire (Ù, Giuliano da Maiano, Domenico di Mariotto, Guido del Servellino e il Cervelliera. La fama maggiore però dei Sangallo fu determinata dalle loro opere architettoniche, delle quali non è questo il luogo di parlarne. Giuliano mori nel 1517. 11 suo fratello Antonio pure si applicò all’arte dell’intagliatore, e fece specialmente bellissimi e grandi crocefissi di legno, come ne fa fede quello sull’altare della SS. Annunziata in Firenze. Altro ne fece per i frati di S. Gallo in S. Jacopo fra i Fossi, ed uno per la compagnia degli Scalzi; ma chi sa cosa avvenne di quelle due pregevoli opere! Antonio fu persuaso dal fratello Giuliano a lasciare l’arte del legno, ed applicarsi come esso all’architettura, nella quale arte divenne poi peritissimo, e splendido esempio ne lasciò nel famoso tempio di S. Biagio a Montepulciano. Morì nel 1534. Le cronache del 4540 rammentano anche un Chimenti Camicia fiorentino che lavorò d’intaglio per il Re d’Ungheria, al quale prestò lunghi e importanti servigi come architetto, fabbricandogli palazzi, ville e giardini. Morì molto giovine, essendo stato pochissimo in Firenze, ove non si conosce alcun suo lavoro. Celebratissimo maestro di legname fu parimenti Giovanni di Alessio di Antonio, conosciuto più comunemente col nome di Nanni litigherò. Nel 4509 fece l’ornamento dell’organo della Nunziata di Firenze che terminò nel 4520 per 200 fiorini larghi d’oro. Nel 4510 eseguì l’ornamento per due altari di S. Maria del Fiore col loro architrave, cornicione e corona. Ma la sua più grande opera fu il coro di noce per la chiesa dei Servi allogatogli nel 4528, e terminato nel 4539 colla spesa di L. 4859, Cosa avvenisse di questo stupendo lavoro di legname, del quale parlano con encomio gli storici di quel tempo, non saprei dirlo, e neppure all’erudito Milanesi è bastato l’animo di averne contezza. Chi sa a quali vicende fu serbato, e forse è probabile che qualche pezzo ancora ne avanzi e si conservi nei musei esteri, e specialmente in quelli della Germania, ove esistono notevoli frammenti di cori antichissimi tolti da chiese di abbazie italiane. Di molti si conosce l’epoca, ma non il nome dell’autore, e molti io pure ne ho ammirati nei musei di Vienna, di Monaco, e di Salisburgo. Nanni Unghero fece eziandio molti lavori di quadro ed intaglio per la villa di Zanobi Bartolini a Rovezzano presso Firenze, e per il palazzo dello stesso Bartolini da S. Trinità, ove adesso è la locanda del Nord; e in altro della stessa famiglia situato in Vaifonda. (1) Vedi Finocchietti: Della scultura e tarsia in legno, citata. 59 Eseguì pure coll’aiuto del Sansovino, di cui era grande amico e fami- Mare, alcuni grandi putti e una statua al naturale rappresentante S. Tolentino, che furono posti nella cappella dedicata a quel Santo nella chiesa di Santo Spirito in Firenze 9). Discepolo di Nanni Unghero si fu Niccolò detto il Tribolo, nato nel 1485 e morto nel 1550. Ma questi esercitò l’arte dell’intagliatore soltanto nella sua giovinezza, e di lui non esiste alcun lavoro di legno, per averne eseguiti soltanto affinchè rimase nella bottega dell’Unghero. Dopo si dette interamente alla scultura in marmo ed all’architettura, e si rese celebre in ambedue queste arti. Andrea del Verrocchio ancora, il quale fu pittore, scultore ed architetto fiorentina, si piacque esercitare l’arte dell’intaglio in legno, come quasi tutti i grandi artisti di quel tempo, ed esegui vari crocefissi, i quali però non si sa con precisione se esistono tuttavia in qualche chiesa o in qualche museo. Eccellentissimi intagliatori finalmente furono Gio. Battista del Tasso e i suoi figli Marco, Domenico e Giuliano, i quali eseguirono egregi lavori in Firenze e specialmente in Palazzo Vecchio e nella libreria di S. Lorenzo, ove in compagnia di Antonio Carota, detto il maestro Antonio, nel 1552 fece il bel soffitto ed i plutei di quella insigne biblioteca. Il Carota eseguì ancora coi disegni di Pierin del Vaga alcune poppe delle galere fiorentine, e architettò e intagliò i carri della Compagnia del Diamante. La famiglia del Tasso ebbe altri intagliatori in legno, come è stato dottamente avvertito anche ultimamente dal chiarissimo Gaetano Milanesi. E qui faremo punto per ora della storia antica, che spero non sarà riuscita discara ai lettori di questa relazione, ai quali forse varie delle notizie date non saranno state del tutto familiari, per la gran ragione della loro poca pubblicità. Per gli studiosi poi riesciranno sempre utili, imperocché chi ama le arti, desidera sempre avere di esse le maggiori e più ^dettagliate notizie. E dopo tutto ciò riprendo il filo della relazione. Malgrado che molti oggetti appartenenti per natura loro a questa sezione figurassero in altre, come più sopra vedemmo, nulladimeno non pochi, nè di piccola importanza furono quelli che il giurì dovette prendere in esame. E per i primi ragion vuole che io accenni a quelli di Valentino Panciera detto Besarel di Venezia , nei quali fu coadiuvato dal fratello Francesco. Di quell’egregio artista ebbi luogo di parlare a lungo altre volte ( 1 2 ), e sempre dovetti convenire della sua distinta capacità, del suo franco e (1) Vedi Vasari: Vite dei Pittori. Edizione Lemonnier, 1857, voi, 10 a 13. (2) Vedi Fixoccuietti : Opere citate. 60 spigliato modo di trattare la figura, del suo intelligente metodo di composizione. Ma in nessuna circostanza il Besarel aveva presentati oggetti di tanta eccellenza e di tanta varietà come si piacque fare a Vienna. Egli si rivelò là nel suo più grande splendore artistico, e fino dal primo momento che i suoi lavori furono scoperti alla pubblica vista, ebbe la soddisfazione di sentirli grandemente encomiati. Un giorno mentre egli intendeva alla collocazione loro, un personaggio a lui incognito si fermò davanti a quegli stupendi lavori, e sorpreso della loro bella composizione, non potè frenarsi dallo stringere la mano al Besarel, esclamando: onore a Voi, onore a Venezia, onore all’Italia. Quel personaggio era il Barone Schwarz-Senborn, direttore generale della esposizione. Il grandioso caminetto sorretto da due cariatidi fermava l’attenzione generale per la sua bella composizione, per i suoi ornati larghi e bene intesi, e per la disinvolta maniera colla quale era stato eseguito. Troppo lungo sarebbe qui l’analizzare tutti i mobili esposti dal Besarel al giudizio del giurì, il quale dopo averli attentamente esaminati dovette convincersi che erano meritevoli della più alta ricompensa; e difatti per voto unanime fu aggiudicato loro il gran diploma d’onore. Il Besarel si meritava per molti rispetti una tale onorevolissima distinzione, e principale fra tutti era quello di aver sempre progredito nell’arte, e averla applicata non solo al legno quanto al marmo, che egli tratta colla medesima valentia. Ma la sua maggiore predilezione fu sempre ed è per il legno, il quale forse con più sollecitudine si presta a tradurre in atto i grandiosi concetti della sua mente. Ed in questo il Besarel è degno seguace ed imitatore del suo illustre concittadino Andrea Brustolon che sempre preferì il legno al marmo, perchè con maggior prontezza si adattava aH’effettuazione dei suoi maravigliosi concetti. 11 Besarel però ha saputo dare ai suoi mobili una impronta di buon gusto fben diversa da quella del Brustolon, che vivendo un secolo prima, dovette subire gl’influssi del barocchismo, che allora era in gran voga. Ma nello stesso tempo che il Brustolon seppe resistere alle perniciose influenze artistiche del suo secolo, e arditamente iniziò una nuova scuola nella sua patria, così il Besarel senza allontanarsi gran fatto dallo stile di quel famoso suo predecessore nell’arte, ha saputo imitarne il bello, e modificarne quelle parti, che male si sarebbero adattate al vero buon gusto del secolo presente, nel quale la professione dell’intaglio in legno fece mirabili progressi. Il Besarel sente sempre altamente dell’arte, e dell’amor di patria, e animato di nobile entusiasmo, fino dal 1861 sfidò grandi perigli per concorrere alla prima esposizione italiana di Firenze. Il suo paese allora era soggetto a dominazione straniera, e gravi sciagure incoglievano a chi lasciava trapelare nazionali aspirazioni. Quale strano contrasto! Nel 1861 il povero Valentino Besarel fu sul- 61 l’orlo di una prigione per essersi dimostrato suddito poco rispettoso delle prescrizioni imperiali! Nel 1873 riceveva le più lusinghiere dimostrazioni di onore e di stima, in Vienna, da principi e ministri e autorità austriache ! Altamente soddisfatto per tante maniere di plauso concesse ai suoi lavori, volle che di essi rimanesse ricordo neH’I.eR. museo austriaco di arti applicate alle industrie, e per mio mezzo fece recapitare a quel benemerito direttore commendatore Eitelborger, buona parte di fotografie ripro- ducenti vari mobili. Non coniento di un tale omaggio a quel grandioso deposito di oggetti artistici di ogni tempo e paese, volle donargli eziandio alcuni suoi pregevolissimi lavori in legno, che rimasero invenduti alla mostra di Vienna. Gli augusti Principi ereditari di Germania visitando nell’estate del 1873 il laboratorio Besarel in Venezia, si degnarono di dargli diverse commissioni per meglio dimostrargli l’alto concetto in cui tenevano i suoi pregevolissimi lavori. L’opificio Besarel può dirsi uno dei più grandiosi dell’Italia, e uno di quelli che mai si arrestano per difficoltà di mezzi, o per altri materiali ostacoli. Molti operai apprendono là a ben trattare il legno, e a sapergli imprimere quel gusto, che ormai è proverbiale nelle Venete provincie, ove fino dai tempi più lontani queU’arte paziente e preclara ebbe celeberrimi artefici. E di fatti basterebbe nominare i Canozii da Lendinara, Giovanni da Verona, Damiano da Bergamo, Raffaello da Brescia e Andrea Brustolon per accertarsi che, salvo Siena e qualche altra città toscana, poche altre provincie dell’Italia dettero la cuna a intagliatori così valenti, come quelli che vennero alla luce del giorno nelle Venete contrade. E quantunque lo stile delle epoche più lontane fosse meno sentito di quello adottato più recentemente dal Brustolon, nulladimeno anche adesso la scuola veneta merita una grande considerazione, e deve grandemente apprezzarsi per il suo Tare grandioso, che a qualche speciale decorazione grandemente si presta. I giurati austriaci avevano avuta occasione di esaminare altre volte i lavori veneti, quando quelle provincie facevano parte dell’impero austriaco, e sempre aveano dovuto convenire della supremazia che avevano su quelle del rimanente dell’impero, e specialmente su quelle che emergono dai grandiosi laboratori di Vienna e di Pesi. Non è da oggi che gli artisti austriaci avevano chiamato operai italiani nelle loro officine, e che avevano mandato operai loro a studio nelle botteghe italiane per abituarsi a quel gusto, e a quel genere d’intaglio che è tutto proprio del bel Paese, « Ch’Appennin parte e il mar circonda e l’Alpe ». 62 E quello che riesce singolarissimo si è che mentre in altra parte dell’Italia settentrionale il gusto oltramontano grandemente potè sulla fantasia degli artefici andati a studio fuori d’Italia, nei Veneti chiamati a Vienna Io stile alemanno, che sempre avevano sott’occhio, non fece mai dimenticare il proprio, che sempre coltivarono ed ebbero in onore. E gli operai austriaci venuti a studio in Italia seppero fare gran tesoro dei nostri modelli, e con grande sagacia e molto studio seppero applicarli alle loro architetture, alle loro sculture, alle loro decorazioni. E senza aver potuto mai raggiungere quella spontaneità nei concetti, quella eleganza di disegno, quella semplicità di linee, quella disinvolta maniera di esecuzione degli italiani, seppero però grandemente profittare dell’esame dei nostri antichi capi lavori, per fare grandi e felici composizioni e per dare allo stile di ogni epoca il vero suo carattere, la sua naturale impronta. Il grande ed assiduo studio ha ottenuto loro questo grande vantaggio sugli italiani, che bisogna pur confessarlo, poco si curano, come dovrebbero, di attendere scrupolosamente allo studio coscienzioso delle epoche. Le composizioni italiane generalmente sono confuse; e non sempre bene armonizzano in tutte le loro parti, e la promiscuità degli stili soventi volte è cagione di questo difetto. Il Besarel può dirsi uno fra i pochi intagliatori italiani che abbia inteso meglio degli altri la difficile maniera di comporre un insieme grandioso. Ed è per questo motivo che unanime e spontaneo fu il voto, che lo dichiarò degno del diploma d’onore. Un altro valente scultore in legno che presentò notevolissimi lavori si fu il fiorentino Luigi Frullini, del quale ebbi luogo soventi volte di parlare con encomio W. Egli pure concorse alla mondiale mostra Viennese con molti e svariati oggetti. Primeggiava fra questi un stupendo bassorilievo rappresentante l’Aurora. La finezza di questo lavoro rivelava il buon gusto, e lo squisito sentire dell’autore, il quale andò sempre celebrato per gli ornati sottilissimi, che richiamano alla mente gli splendidi intagli dei Barili, e degli altri celeberrimi Senesi, che furono la gloria dei secoli del rinascimento dell’arte. Il Frullini sempre si distinse per la correttezza del disegno, e per la maravigliosa esecuzione. Ogni qualvolta però si dette a comporre oggetti grandiosi, la loro composizione non riuscì sempre la più perfetta, e chiaramente indicò, che egli sente più il genere snello e grazioso delle piccole e minute forme, anziché il grandioso insieme dei colossali lavori. E di fatti il caminetto che presentò alla esposizione di Vienna, non ebbe dal giurì tutta quella (1) Vedi Fmocciimin : Opere citale. 63 buona accoglienza, che egli forse avrebbe sperato. Gli animali fantastici che egli pose ad ornamento di quel caminetto erano egregiamente intagliati, ma non armonizzavano col resto dei graziosi ornati di cui era ricco il frontone. Le sagome delle sue sedie furono considerate buone, ma però non ottennero il favore che si ebbero i suoi sgabelli, i suoi saggi mirabilissimi di ornato; e. specialmente le sue bellissime candelabre, le sue eleganti cornici, i suoi venustissimi stipetli ed altri piccoli oggetti, nel qual genere di lavori egli è superiore a molti suoi colleghi nell’arte dell’intaglio in legno. La maniera cinquecentista del Frullini si rivelò quantunque volte egli sottopose all’esame del pubblico e dei giurati i suoi cospicui lavori, e ovunque seppero meritargli ben giuste distinzioni. Premiato con medaglia di argento all’esposizione universale di Parigi del 1867, egli ha sempre filiti notevoli progressi nell’arte da lui nobilmente professata. Il suo laboratorio e per numero di operai, e per rilevanza di commissioni è senza contrasto e bene a ragione reputato il primo di Firenze. Non può bensì paragonarsi ai grandi stabilimenti di Francia, d’Inghilterra, della Germania e del Belgio, ove maggiori sono gl’impulsi, e più colossali i mezzi di cui dispongono quei primari artisti. Nulladimeno Luigi Frullini è un nome assai conosciuto ed apprezzato anche all’estero, ove annualmente vanno i suoi lavori ad ornare reggie, musei, e signorili abitazioni. Per tutti questi motivi i giurati italiani sentirono tutta la giustizia e il dovere di reclamare per esso un diploma d’onore. Il giurì però fu molto perplesso nell’accordargli questa suprema onorificenza, e mentre constatò il progresso fatto nell’arte dal Frullini, non volle convenire della eccellenza di tutti i suoi lavori, e non seppe encomiare la forma e la composizione di un suo gran mobile destinato a contenere i tabacchi della Regffa Italiana. Tenne censurato in quel mobile il busto esprimente l’augusta effigie del Re d’Italia, e lo spiacevole effetto degli animali fantastici che reggevano il tutto. Convennero i giurati potersi e doversi accordare al Frullini una medaglia del progresso, ma non furono concordi nel doverglisi concedere il gran diploma d’onore. Riunite le sezioni del gruppo per discutere sulla proposizione sostenuta dai giurati italiani e da qualche altro loro collega, dopo lunghissima discussione, venne finalmente concesso al Frullini il contrastato diploma d’onore, a sola pluralità di voti, e colla espressa condizione di doversi ciò inserire nel protocollo generale, e nelle speciali relazioni. Malgrado questo severo esame al quale andarono soggetti i suoi lavori, può però il Frullini chiamarsi ben contento della onorificenza avuta, imperocché non può dirsi essergli toccata senza gravi contrasti, e senza ac- 64 curatissimo esame delle sue opere fatto da persone autorevolissime e competentissime. Grande soddisfazione debbe poi aver provato Tanimo suo nel vedere acquistato dal Ministero della pubblica istruzione dell’Impero Austro-Ungarico il suo sorprendente bassorilievo rappresentante l’Aurora, per essere collocato come modello in un museo; e per vedere acquistati da altri musei e da personaggi ragguardevoli la massima parte degli altri suoi lavori. Accordate queste due supreme onorificenze, il giurì prese in esame gli altri lavori della sezione, e unanimemente e con pieno plauso assegnò la medaglia del buon gusto alle venustissime cornici del senese Pasquale Leoncini, professore di ornato e plastica nella scuola preparatoria d’intaglio ed altre arti professionali in Firenze. Ammirò grandemente la purezza del disegno, la correttezza della forma, l’eleganza degli ornati, la disinvoltura e finitezza della esecuzione, e la bellissima composizione di quelle stupende cornici. Lamentò non aver potuto ammirare altri lavori di questo modesto quanto celebratissimo artista, il quale ha pochi che lo superino nella valentia del disegno. Fu generale il rammarico di non potere avere sott’occhio il bassorilievo esprimente lo svenimento di S. Caterina, e la elegantissima cornice che lo rinchiude, dei quali aveva spedito la fotografia. Il fortunato possessore di quel classico lavoro, che è il signor Pietro Peraccini di Siena; fu inflessibile alle preghiere di chi glieli richiese per esporre a Vienna , ma quando si possiede un tesoro di arte come quello, bene scusabile si è la gelosa cura che si ha nel custodirlo. Il Leoncini non si è mai lasciato abbagliare dai grandi guadagni, che gli procurerebbe un vasto laboratorio. Egli si è sempre mantenuto nella sua modesta abitazione ove lavora con un suo figliuoletto, e pochi allievi, e rari sono i lavori, ma sempre perfettissimi che escono da tale umile studio. Il Leoncini ama l’arte per l’arte; si contenta di condurre una vita modesta, ed ha immensa compiacenza di ammaestrare più che di fare. Procura agli altri quelle opportunità di larghi guadagni, che egli ha costantemente avuti in non cale. Più unico, che raro, ai giorni nostri, egli vive ritiratissimo non cerca commissioni; accetta di buon grado quelle che gli vengono ofTerte e le eseguisce con la più rigorosa esattezza; intende gli elogi che da ogni parte riscuotono i suoi lavori quando escono dalle sue mani, ma non sale in superbia per questo. Niente invidioso dell’altrui fortuna, sa contentarsi dell’aurea mediocrità delle sue risorse, e l’alito infuocato dell’ambizione non disturba mai la serenità della sua vita onorata e tranquilla. Antico ammiratore di tante virtù, sento compiacenza estrema nel rendere questo tributo di giustissima stima a questo onorandissimo artista, che ho la soddisfazione di aver proposto all’insegnamento di una scuola da 65 me fondata e presieduta, e della quale spero grandi risultati per chi si dedichi all'arte professionale 6). Un’ altra medaglia del buon gusto fu pure concessa con unanimi voti e plauso ai tre giovani artisti senesi Guidi, Gosi, e Querci, che per la prima volta presentarono i loro lavori ad una esposizione universale. Commendevolissima fu trovata specialmente una cornice ovale con putti, fiori e frutta ammirabilmente intrecciati. La bellissima composizione, la correttezza del disegno, la svelta e finitissima esecuzione, chiaramente deponevano della privilegiata intelligenza di questi giovani artisti, i quali meritavano una distinta prova di stima, e la ebbero nella conferita medaglia del buon gusto. Giova sperare che a questi egregi artisti non mancheranno propizie opportunità per rivelare sempre più la loro artistica capacità, e che non sarà questa l’ultima volta che io prenderò in mano la penna per tessere i loro giusti encomii. E qui mi sia concesso di notare, che a mia cura fu offerta in omaggio al museo austriaco di arti applicate alle industrie a Vienna una bella collezione di fotografie riproducenti i più bei lavori condotti in legno dai rammentati artisti, e che tale omaggio venne altamente apprezzato, e dal direttore del museo, e dall’augusto suo protettore S. A. I. l’Arciduca Raniero. Il museo di Pest acquistò poi un cofanetto eseguito dai rammentati artisti. Altri due già cogniti e valenti intagliatori senesi, Carlo Bartolozzi e Nicodemo Ferri, esposero un letto riccamente intagliato, ed una cassa- panca ugualmente lavorata in noce. Entrambi questi grandiosi lavori fermarono ben giustamente l’attenzione del giurati, che ammirandone la buona esecuzione ed il conveniente disegno, accordarono unanimemente agli autori una medaglia di merito. Nel concedere una tale ricompensa però, dovettero rimproverare a questi valorosi artefici la poco felice idea di reclamare un prezzo esorbitanti di tali loro cospicui lavori, i quali se rimasero invenduti, ad essi solo se ne deve ascrivere la colpa. Sappiamo che Ferri e Bartolozzi hanno aperto un opificio a Roma, e che uno ne vogliono aprire in via Nazionale a Firenze. E mentre applaudisco a questo loro nobile proposito, debbo però con tutta franchezza dir loro, che se non sanno contentarsi di prezzi più equi e ragionevoli , ben difficilmente potranno formarsi una buona clientela di avventori e in Roma, e in Firenze. In questa ultima città incontreranno valentissimi competitori, e officine benissimo avviate, alle quali concorrono e nazionali ed (1) La scuola in questione venne premiala con medaglia di merito alla esposizione di Vienna, e fu l’unica fra quelle di Firenze che conseguisse un tale onore. FisoccniETTi — Industria del legno. 5 66 esteri committenti attratti non solo dalla bellezza dei lavori, quanto ancora dalla convenienza dei prezzi. Duole però che la gentile Siena venga giornalmente abbandonata dai suoi più abili intagliatori, e che la splendida cuna di questa nobilissima arte debba rimanere circondata solo dai suoi più modesti cultori. Che la necessità non ha legge, è una dura verità; ma ciò non esclude che debba lamentarsi di vedere immiserita di artisti una città così eminentemente artistica quale si è la simpatica Siena, e che debba richiamarsi l’attenzione dei suoi cittadini a non farsi sfuggire giornalmente uomini distinti, che potrebbero essere argomento sempre di onore e di gloria alla loro patria! Un letto di noce intagliato sullo stile della metà del 1500 fu spedito a Vienna dallo stabilimento Truci di Firenze. I bassirilievi ed altri ornati di questo letto erano stati eseguiti dai fiorentini fratelli Mazzoni, cui fu conferita una menzione onorevole, mentre venne accordata una medaglia di merito al lavoro completo di ebanisteria, ed alla composizione del letto che fu trovata buona per molti rispetti. La fotografia del medesimo, in conveniente cornice dorata, venne per mio mezzo presentata al museo austriaco, che raccolse e gradì con grandissimo compiacimento. Fu addebitato al Truci, nè senza buona ragione, il prezzo esagerato che richiedeva dell’indicato letto, che lo fece rimanere invenduto con grande iattura dello stabilimento, il quale avrebbe certamente guadagnato in credito, se si fosse mostrato più temperato nelle sue richieste. La economia del prezzo quando viene saviamente applicata alla bontà del lavoro , determina sempre il favore del pubblico, e fa maggiormente apprezzare i prodotti. Prova evidente se ne ebbe nel vedere venduti quasi tutti i mobili intagliati con molto garbo e sottile magistero dal fiorentino Ferdinando Romanelli. Il suo armadio, i suoi cofanetti, i suoi tabernacoli colla S. Cecilia a piccolo rilievo, le sue cornici furono a buon diritto commendate dal pubblico e dal giurì, che riscontrandovi buon disegno, accurata esecuzione e bella composizione, deliberò unanimente dover esser premiato con medaglia di merito. Il Romanelli ebbe poi V alta e lusinghiera soddisfazione di vedere acquistata una sua cornicetta elegantemente intagliata ad uccellini e fiori per il museo ungarico di Pest, e di sapere accolte con grande favore dal più volte rammentato museo austriaco le fotografie di molti altri suoi cospicui lavori in legno. Questo intelligente artista premialo con medaglia anche alla mostra universale di Parigi, ha costantemente progredito nella sua difficile arte, ed ha alacremente studiato sempre sopra buoni modelli per formarsi un criterio giusto sullo stile delle varie epoche. Fedele imitatore del bello antico ovunque trovisi, fece ampio tesoro di studi ovunque egli trovò lavori artistici, e venuta l’opportunità dimostrò di saperne trarre conveniente profitto. Chiamato all’onorevole incarico di eseguire per il feudale castello di Brolio del barone Bettino Ricasoli alcuni mobili dello stile severo e sem- 67 plice dei primi anni del 1500, il Romanelli lungamente studiò i modelli da adottarsi, e, dopo varie prove, giunse finalmente a comporre uno scrittoio, un pregadio, e alcune sedie e poltrone, che contentarono non solo T illustre committente, quanto i più difficili artisti. Se quei mobili fossero stati sottoposti anche all’esame severo del giurì internazionale di Vienna, sono persuaso che avrebbero avuto il suo plauso e la sua approvazione. Da qualche anno il Romanelli lavora nelle case dell’ onorevole marchese Carlo Alfieri di Sostegno in Firenze, ed ha saputo eseguire distinti lavori sullo stile di varie epoche. Uno dei pregi di questo giovine quanto intelligente artista si è la economica retribuzione che reclama dei suoi lavori, e la diligenza che pone nello stile che adotta a seconda delle commissioni che riceve. Giova sperare che i larghi studi fatti nella esposizione di Vienna, nei suoi musei, e in quelli di altre città della Germania e dell’Italia, contribuiranno a renderlo sempre più abile e sicuro nella sua nobile professione, e a fargli comporre nuovi lavori commendevoli e stimali W. Il chiaro intagliatore Francesco Morini, che da più anni lavora con lode in Firenze, non aveva mai voluto concorrere a nessuna grande esposizione, e probabilmente non avrebbe nulla spedito neppure a questa, senza esserne stato stimolato e incoraggiato da vari benemeriti cittadini. Persuaso dai loro consigli compose ed eseguì in pochi mesi un grandioso armadio di noce sullo stile del 1500. La fretta colla quale dovette dar mano a quella grande composizione rese inavvertiti alcuni difetti d’ insieme, che non sfuggirono all’occhio scrutatore del giurì, il quale mentre ammirò la bellezza del lavoro preso in dettaglio , non potè ugualmente approvare la mancanza di armonia in alcune parti del mobile. Commendò la eccellente e disinvolta esecuzione, il buon disegno delle colonne e degli ornati, e stabilì unanimamente doversi conferire al bravo Morini una medaglia di merito. E tanto più volentieri il giurì devenne a questa onorificenza, in quanto che potè esaminare altri più piccoli lavori del medesimo dai" quali chiaramente traspirava la sua intelligente capacità ed il suo non comune talento. Anche da questo egregio, quanto modesto artista, potei avere le fotografie dei suoi mobili più cospicui, che consegnai all’I. e R. museo austriaco per formar parte di una distintissima collezione, che sarà intitolata fotografie dei più bei mobili italiani, scolpiti in legno. Un’ altra medaglia di merito fu conferita a pluralità di voti, e dopo una assai viva discussione, a un cofano di noce intagliato minutamente da Secondo Ricciarelli da Pescia. Il medesimo addebito che vennegli fatto (1) Il Romanelli e.segu'i ancora una elegantissima copertura in legno di noce finamente intagliata prr l’opera dell’autore di questa Relazione, intitolata: Delle sculture e tarsie in legno, cbo fu presentata in omaggio a S. M. 1. e R. Apostolica l’imperatore Francesco Giuseppe. 68 a Milano nel 4871 in occasione di quella nazionale esposizione, venne più severamente ripetuto a Vienna da quell’illustre giuri internazionale. Il Ricciarelli pone grandissima cura nell’intaglio dei suoi ornati, ma le sottigliezze che egli adopera, staccando, per esempio, i tralci dalla massa del legno, leccando troppo certi piccoli oggetti, sminuzzando soverchiamente certe foglie e fiori, fa sì che egli rende eccessivamente delicato il lavoro, e gli fa perdere quell’impronta vera artistica, che debbono avere i mobili dell’epoca che egli ha voluto imitare. L’arte non consiste in ciò, se ne dersuada : i soli settecentisti e loro seguaci ebbero il cattivo vezzo di cercare gli effetti collo sminuzzare l’intaglio, e col supplire alle ingegnose invenzioni colla diligenza e pazienza della maniera. Ma nei bei secoli dell’arte i grandi intagliatori sbozzavano appena i loro grandiosi lavori, e anche nelle più piccole candelabre si ammirano ornati finissimi del più bassissimo rilievo, senza veder mai staccato nulla dalla massa del legno. Se il Ricciarelli vuole imitare i bei modelli di quei secoli, conviene che tralasci quella sua maniera d’intagliare il legno, la quale altro non è che una imitazione del perugino Gettarelli, e del piemontese Ronzanigo, valentissimi intagliatori del secolo passato W. Ad onta di questa pecca che spero non sarà incorreggibile, e che per debito d’officio debbo qui notare, il lavoro di questo artista fu trovato pregevole e come tale premiato nel modo che sopra accennai. A questa splendida ricompensa la fortuna volle aggiungerne un’altra coll’acquisto del suo cofano fatto da S. M. il Re d'Italia. Tali dimostrazioni di onore debbono essergli nobile eccitamento a sempre meglio studiare buoni modelli, e farsi un più giusto criterio delle epoche, che vuole rammentare coi suoi mobili. Si attenga sempre al semplice, tralasci quel Lire frastagliato e minuto, che è l’effetto della sola pazienza : imiti il bello, e abbandoni il difficile; cerchi il vero ed avrà sempre il buono. Un distintissimo intagliatore fiorentino, noto ormai anche all’estero per grandiosi e bellissimi lavori, non potè spedire a Vienna che minutissime cose le quali, quantunque benissimo eseguite, pure non potevano dare al giurì una idea ben’esatta del valore artistico del loro autore. Questo era Egisto Gajani, solerte, studioso ed abilissimo artista che possiede uno dei più cospicui laboratori di Firenze, non solo per numero di allievi, quanto per importanza di lavori. Maestro pratico della scuola preparatoria d’intaglio, spedì una cornice con specchio vagamente intagliata. Il Gajani ottenne una sola menzione onorevole, ma questa fu più una dimostrazione di stima verso di esso, che una vera e propria ricompensa, che sarebbe stato troppo modesta per un’artista del suo merito. Il (1) Vedi Fikogcbietti: Dilla icultura « tarila in Ugno. Tipi Barbèra, Firenze, 1813. G9 giuri nel conferirgli quel diploma intese solo di esprimere il suo rammarico per non aver potuto avere sottocchio i grandiosi lavori che egli ha eseguito e dei quali furono ammirate le bellissime fotografie, che poi andarono ad ornare il museo Austriaco. Il giuri volle onorare il nome del Gajani, sebbene non avesse potuto esporre che modestissime cose, le quali però attestavano della sua privilegiata intelligenza e della sua bella maniera di scolpire in legno. Pasquale Carrara da Bergamo espose cornici assai bene intagliate, ma che però non avevano tutta quella correttezza di disegno, che si sarebbe desiderato, e per conseguenza a titolo d’incoraggiamento gli venne assegnato dal giuri una menzione onorevole. Il Carrara ha la fortuna di abitare in un paese ove non fanno difetto i buoni modelli di legno scolpito, e quantunque più nulla ivi si conservi del famoso fra Damiano da Bergamo, purnondimeno la chiesa di S. Maria della Misericordia possiede sempre notevolissimi intagli e tarsie dei Codeferini di Dovere, conosciuti volgarmente col nome di Capo di Ferro. La vicinanza poi di Verona, ove si conservano stupende opere di legno, può essere argomento di studio ai Carrara per sempre meglio perfezionarsi nella sua bella professione. Anche a Luigi Moretti di Milano il giuri non stimò opportuno di concedere una ricompensa maggiore della menzione onorevole, sebbene i giurati italiani propendessero per accordargli una medaglia di merito. Ma il suo mobile intagliato dovette sostenere troppi confronti, fu troppo minutamente analizzato, per potere vincere una diversa ricompensa. E quantunque io debba convenire che i difetti apposti al disegno di quel mobile, fossero giusti, nulladimeno credetti allora, e credo adesso che non erano tali da privarlo di una medaglia, che facilmente avrebbe ottenuta da un giurì meno severo, imparziale e scrupoloso quale si fu quello di Vienna. Una bella cornice con ornati, figure e mostri fantastici fu pure quella di Pietro Trevese di Castelfranco Veneto, ma anche ad esso non venne aggiudicata che una menzione onorevole. la stessa distinzione si ebbero i lavori fatti dagli alunni dell’Orfanotrofio Manin di Venezia, donde è sperarsi che possano uscire buoni intagliatori, giacché l'insegnamento che si dà a quei poveri derelitti merita plauso. Di lunga discussione poi fu soggetto la ricompensa da accordarsi al distinto intagliatore Salvadore Coco di Palermo. Egli aveva spedito a Vienna un elegante armadio per signore, ma commise l’errore di applicare a quel grazioso mobile, due pitture nei pannelli, rappresentanti galli, galline, fiori e frutti. Quale analogia potessero avere quegli animali in una camera di una elegante signora, nessuno lo seppe indurre e, per vero dire, l’infelice scelta di quella allegoria nessuno seppe compatirla. Ad un artista di minor merito del Coco poteva menarsi buono una tale sbagliata scelta di ornati, 'ma ad esso premiato sempre per il suo buon gusto, non fu possibile essere FiNcr.ciìiKTTi — Industria del legno. 5 70 indulgenti. Ed il giuri severo con tutti, ma più specialmente cogli artisti di gran merito, non potè risolversi ad accordargli una ricompensa superiore alla menzione onorevole. I fratelli Zannetti e Domenico Givanni da Yicenza presentarono grandi cornici maestrevolmente intaglia e sullo stile del Brustolon. Quel loro fare largo ed ardito piacque assai al giurì, e con plauso comune assegnò a quelli intelligenti artisti una menzione onorevole per ciascuno. Una graziosa cornice da specchio fu pure quella esposta dal fiorentino Telemaco Deschamps, il quale anche per altri piccoli lavori assai bene eseguiti fu creduto meritevole di una menzione onorevole. Erano troppi i lavori di quel genere tanto nella sezione italiana quanto nelle estere, per potere pretendere ad un premio maggiore, senza qualche merito superlativo, nè credo che una tale ricompensa possa essere stata sgradita all’egregio Deschamps, in quanto che molti altri lavori di maggiore pretensione dei suoi rimasero privi di qualunque premio, e ciò non perchè fossero giudicati cattivi, ma perchè in una esposizione internazionale, o bisogna premiar tutto, o distinguere solo gli oggetti che hanno merito più evidente. Altre due menzioni onorevoli furono accordate, una al vecchio ed operoso intagliatore Antonio Rossi di Siena, uno dei primi restauratori di quelTantica arte, e l’altra a Luigi Ottajano di Napoli. Il primo aveva presentato un cofanetto di noce, ed una custodia per album intagliata in legno di sorbo ed ebano. Il semplice disegno, la buona composizione, e la franca esecuzione deponevano manifestamente dell’intelligenza distinta dell’autore. L’Ottajano poi aveva esposte alcune cornici di stile pompeiano assai sottilmente intagliate, ma però aventi lo stesso difetto dei mobili sul medesimo stile eseguiti dal Pagano , e che torna inutile che io qui ripeta. Una ultima menzione onorevole finalmente ebbe Salomone Salomoni di Fermo, nel quale fu riscontrato dal giuri eccellente disposizione a lavorare il legno, come seppe dimostrarlo nella cornice intagliata che espose, e nell’elegante portaorologio che però mancava di un certo buon gusto nei suoi ornati: ma se il Salomoni studierà buoni modelli, e si atterrà al semplice piuttosto, che al manierato, può andar sicuro di riuscire un perfetto intagliatore. Se al giurì fossero state fatte osservare le cornici di ebano eseguite a sbalzo dai forentino ebanista Andrea Picchi, sono sicuro che l’avrebbe stimate degne di una medaglia di merito: imperocché erano forse le sole di quel genere tutto particolare, in quella colossale esposizione. 3Ia siccome racchiudevano alcuni mosaici, cosi erano state collocate nel gruppo IX. Adesso però il bravo e solerte Picchi essendosi recato a Vienna ha potuto fare omaggio di un completo campionario dei suoi lavori all’I. e R. Museo Austriaco, e cosi ha potuto avere un giusto compenso alle sue nobili fatiche, col veder collocate come modelli in quel museo le sue stupende cornici, che meglio di molte altre imitano quelle del secolo XVI che si vanno facendo sempre più rare, e che non s’incontrano che in poche antiche magnatizie abitazioni. Le cornici del Picchi sono ricercatissime e conosciute moltissimo all’estero, ove già ornano reggie e doviziosi appartamenti. Il singolare modo della loro fabbricazione è merito privilegiato di questo infaticabile artista, al quale anche recentemente due illustri accademie artistiche hanno voluto dimostrare la loro stima, collo spedirgli i loro diplomi. Molti altri lavori importanti erano esposti in questa sezione, che in una mostra più modesta avrebbero potuto ottenere una distinzione; ma in quella faragine di ottimi lavori di ogni nazione non fu piccola fortuna se ai lavori italiani toccarono le ricompense che abbiamo accennate, e che certamente non furono poche. Giova poi osservare che i premii accordati ai mobili intagliati italiani furono conseguiti più dalla mano d’opera, che dal capitale, mentre e in Austria nella Germania, e in Inghilterra, e in Francia e nel Belgio, i mobili scolpili appartenendo a grandi fabbriche, ove si lavora qualunque genere di mobilie, non si sa mai con certezza qual è il vero autore di un bell’intaglio in legno. E difatti i mobili di Grùber, di Eren, di Orbey in Vienna, quelli di Mazaroz e Guéret in Francia, di Jackson e Graham in Inghilterra, di Tasson nel Belgio, di Wirth in Svizzera, avevano certamente meriti grandissimi e per disegno e per composizione, e per esecuzione. Ma i veri autori di quelle sottili sculture, di quei disegni erano realmente i proprietari di quelle grandi fabbriche ? Io credo di poter impunemente affermare che no. In quelle vaste officine esistono disegnatori stipendiati i quali danno ad eseguire i loro modelli ad alcuni intagliatori addetti all’opificio, i quali spesse volte si dividono il lavoro fra loro, eseguendo alcuni la figura, altri gli animali, e certuni gli ornati. Compito il lavoro, viene sottoposto all’esame del proprietario della fabb rica, il quale quasi mai pone le mani in quei lavori fatti per suo conto, e che poi espone e vende in proprio nome, facendo accordare medaglia di cooperazione agli operai che furono i veri e propri autori di quei distinti oggetti. In Italia invece, meno in ben poche eccezioni, quasi tutti i mobili intagliati e scolpiti sono disegnati e lavorati in gran parte da una medesima mano, almeno nelle parti sostanziali, giacché gli operai delle officine dei nostri scultori in legno sono destinati per lo più a eseguire i disegni del maestro, a sbozzarli e prepararli nel legno per essere quindi terminati da chi gli ha concepiti e disegnati. I)i tal maniera la parte più importante del lavoro rimane quasi sempre al capo del laboratorio, che poi esponendolo in suo nome, può con 72 maggiore soddisfazione accettare un premio se gli viene conferito, imperocché sa che quella ricompensa è stata accordata più che al capitale impiegato in quell’oggetto, alla mano che lo ha disegnato e in qualche parte scolpito. Si è per queste ragioni che i mobili italiani hanno un carattere proprio che li distingue, perchè generalmente sono emanazioni di una mente sola, mentre altrove anche i disegni non sono di un solo artista, e molto meno l’esecuzione. Difatti in alcuni mobili austriaci si ammirano bellissimi animali, scolpiti colla massima disinvoltura e verità, e a lato ad essi figure ed ornati che chiaramente indicano non essere opera della medesima mente e molto meno della medesima mano. Nulladimeno la grandiosità delle fabbriche donde emergevano quei mollili, la grande quantità di operai impiegativi, la cospicua annua produzione, erano argomenti possentissimi per determinare a loro vantaggio il favore del giurì. Molti modesti intagliatori italiani invece, che appena hanno la possibilità di tenere un operaio, e che disegnano, sbozzano ed eseguiscono da per sé stessi quasi intieri lavori, ottenevano con grande fatica qualche modesta ricompensa dopo lunghe ed animate discussioni. Ma per determinare quelle ricompense non vi era pericolo che avesse influito il bagliore delle grandi officine, nè le forti cifre dell’annua produzione; erano veri ed immediati effètti di meriti incontestabili. In Ital ia può dirsi che fu più premiato il lavoro che il capitale; in molte estere provincie, fu più al secondo che al primo che vennero concesse tante ricompense. Nè con ciò venne trascurato di onorare anche il lavoro; cosicché moltissime furono le medaglie di cooperazione, che si accordarono agli operai delle fabbriche estere, laddove due sole furono quelle elargite ad operai di fabbriche di mobili italiani. L’associazione del capitale al lavoro è certamente la base essenziale e fondamentale per far progredire convenientemente qualunque industria , e per conseguenza fa di mestieri incoraggiare con ogni maniera di onorificenze coloro che influiscono colla propria pecunia a sviluppare le arti e le manifatture. Ma siccome se al denaro impiegato in una officina non corrisponde 1’ eccellenza dei lavori che essa è destinata a produrre, i guadagni si fanno meno lauti e vistosi; così parmi che mentre è giusto che debba altamente onorarsi il capitale, sarebbe doveroso retribuire ugualmente il lavoro. E pur troppo vero che il lavoro senza capitale non può esistere; ma siccome questo riesce mirabilmente a crescere gl’interessi di quello, parmi che per lo meno dovrebbero essere premiati con eguali proporzioni. Il che disgraziatamente sovente volte non avviene. Un’altra osservazione da farsi si è che molto volte il lavoro isolato riesce infecondo e poco bene indirizzato ad utile scopo, e ciò accade per mancanza di esperienza nell’operaio che lavora nel silenzio e nella squallida solitudine di una gelida soffitta, mancante di ogni risorsa e affidato solo al genio istintivo della propria mente, logorato spesse fiate dal bisogno, e bene spesso sfinito di forze per la fame. Il lavoro eseguito sotto tanti tristi auspicii non può certamente avere quello sviluppo, che viene determinato dai locali delle grandi officine, ove T operaio vede modelli a piacere, possiede arnesi adattati, vive e respira in una atmosfera capace di sostenergli le forze, sente consigli, vede disegni ; non gli mancano aiuti di qualunque sorte e maniera. — Ma però a queste grandi risorse convien pagare il tributo dell’amor proprio non sempre soddisfatto a seconda dei propri desiderii. La giustizia distributiva fu e sarà sempre lo scoglio maggiore della umanità, imperocché viene sempre sentita in un modo molto diverso: e quello che è pur equo ad uno, sembra ingiusto a tal altro e via discorrendo. Concludendo adunque queste poche considerazioni, io dico, che se gl’ Italiani non ebbero in questa sezione tutte quelle ricompense che forse speravano, e delle quali sarebbero stati anche meritevoli, la colpa non deve attribuirsene nè ad assoluta deficienza di meriti nei lavori nè a cattiva volontà o trascuranza di esame nel giurì. Se non tutti gli oggetti poterono ottenere un premio, il motivo è facile a comprendersi: — se alcuni poi ebbero un premio inferiore ai loro meriti, e ai loro desiderii , la colpa non deve attribuirsi ai giurati, ma sibbene alla necessità ineluttabile di aver dovuto sostenere dei confronti serissimi con moltissimi altri oggetti di simil genere e nostrani e di altre nazioni. Infine se gli esami furono attentissimi e i giudizi severi, io credo che ciò debba più tornare a decoro del giurì , che a sua condanna, imperocché in tali casi, credo che sia più desiderabile una soverchia severità, che una sconsigliata prodigalità di ricompensare. Sarebbe stato giusto il lamento se il giurì avesse avuto due pesi e due misure; ma siccome fu imparziale e severo con tutti ugualmente, così non può di nulla essere accusato. Il giuri infine fu unanime nel riconoscere che gl’italiani lavorano l’intaglio in legno con molta franchezza e precisione, che sanno dargli una particolare impronta, ma che bene spesso difettano nelle buone composizioni, e nell’esattezza dello stile delle epoche, il che dimostra chiaramente più genio, che studio negli artisti. Il bisogno di studiare è stato sempre poco sentito fra noi, e si è sempre follemente creduto, che basti l’aver qui respirate le prime aure di vita per diventare artisti. Si nasce col sentimento dell’arte ■— ma non si diviene artista senza studio. Di tale verità pare che adesso si vadano persuadendo i nostri giovani; e le scuole di disegno infatti sono più frequentate di prima, e le regole dell’arte vengono giornalmente riconosciute la vera guida per 74 bene esprimere le aspirazioni della fervida mente. — Io sono certo che seguitando in cosi buone disposizioni gl’intagliatori italiani si porranno sempre più in grado di sostenere col tempo qualunque confronto coi loro lavori. Sezione H e I. — Queste due sezioni comprendevano le merci di sughero e quelle del panieraio. Tali due industrie sono assai largamente ed utilmente coltivate in Italia; ma furono troppo modestamente rappresentate a Yienna per saperne dare una completa idea: nè io credo mio assunto speciale quello di dovermi sopra di esse lungamente trattenere. Dirò solo, che avendo consultato il movimento commerciale del Regno degli ultimi anni, mi è stato concesso di rilevare che l’importazione dei sugheri greggi e lavorati nel 4871 rappresenta una cifra di L. 454,000 — con una esportazione di L. 410,238; — che nel 1872 l’importazione fu di L. 757,560 e l’esportazione fu di L. 624,170: — e che nel corso di un decennio poca variazione aveano subite tali cifre, rimanendo pur sempre superiore l’importazione. Tale industria si esercita principalmente nelle grandi città marittime e di fatti i sette espositori che spedirono a Yienna i loro lavori appartenevano a Genova, Napoli e Livorno: uno solo era di Milano. I turaccioli da bottiglie presentati da Giovan Battista Podestà di San Pier d’Arena presso Genova, e da Pietro Picchi di Livorno, furono trovati degni di una onorevole menzione; ed eguale ricompensa fu stimato convenevole dal giuri doversi accordare a Luigi Palmieri di Napoli per alcuni lavori in sughero, rappresentanti antichi scavi. A quattro espositori di merci da panieraio non fu concessa veruna ricompensa. Sezione K. —Lavori di legno colorati e dorati. —I lavori presentati dai tredici espositori di questa sezione non erano certamente tali da doversi tutti porre in non cale: ma il giuri accordò una sola medaglia di merito a quelli esposti da Angelo Franci di Siena, che certamente superavano tutti i rimanenti per bellezza ed eleganza di doratura e pittura, per varietà di forme, e per bontà di esecuzione. E sebbene io debba convenire che in lavori di simil genere eravamo superati di gran lunga da altre nazioni, nulladimeno parmi che a titolo di semplice incoraggiamento per alcuni non sarebbe stata eccessiva una menzione onorevole. Sezione L e M. — Apparati e processi di lavoro applicati alle industrie del gruppo e Statistica della produzione. — Questi erano i titoli di queste due ultime sezioni del gruppo Vili, nella prima delle quali figuravano quattro espositori, ai quali non toccò veruna ricompensa: e due nella seconda, dei quali uno si fu il chiarissimo prof. Giovan Battista Brignardello di Chiavari, che presentò una importantissima monografia sulla manifattura delle sedie leggiere di Ghiavari e l’altro fui io 75 stesso che sottoposi all’esame dei giuri la mia nuova opera sulla scultura e tarsia in legno, che era posta fuori di concorso, atteso che io aveva l’onore di far parte del consiglio internazionale dei giurati. La monografia poi del Brignardello ebbe la sorte di tutte le altre infinite opere a stampa, cioè di non potere essere presa in esame dal giuri, per la assoluta mancanza del tempo necessario per leggere e giudicare le migliaia di volumi esposti da tutte le nazioni. E così credo di aver compito il mio assunto, e di avere come meglio poteva data una idea dell’ importanza dei lavori apprtenenti al gruppo YIII, e che spero saranno anche analizzati in parte dal mio onorevole collega cav. prof. Luigi Massini. E questa fiducia mi fa meno timoroso delle dimenticanze che io potessi aver fatte in questa relazione, che cercai di compilare con una certa celerità, onde soddisfare ai desiderii ben giusti del Governo, ed a quelli del pubblico, cui tarda sempre sapere i veri risultati di queste grandi palestre delle industrie universali. Estratto dalle Relazioni dei Giurali Itaiiani sulla Esposizione universale di Vienna, nel giugno 1873. irgcrapflwy TMW-Bibliothek 5